.
Annunci online

  icaroflyon La Verità non è una pietra preziosa,che si possa mettere in tasca e portare via con se. E' un mare immenso nel quale sprofondare» (Musil, L'uomo senza qualità)
 
I nostri lavori
 













Anna ed Io

Ego scriptor








All together

I was alone in my bed


and I couldn't understand
what I will do in my life
cause it was out of sight.

I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul.
I can't perceive my low arms
paralysed by frailties things,
and my brain decline with others
amassed in the culture conformism.
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
I was alone in the bad
of  baby-killers full armed
in a world bursting of war,
and in all faces, wasn't love…
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and the world stay on a reef
by defiance of international law, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do...
_


Tomorrow is best than today
Tomorrow come from our brain
Tomorrow is best than today
Tomorrow we're living on way
Tomorrow is best than today
 
 



La canzone popolare

Alzati che si sta alzando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu, ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te, mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per  non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito  più vecchio
e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
alzati che sta passando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da cantare ancora, si capirà.




Ballata della Speranza


David Maria Turoldo

Tempo del primo avvento


tempo del secondo avvento
sempre tempo d'avvento:
esistenza, condizione
d'esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l'albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora 
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell'intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l'innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d'esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l'amante
che ha l'amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
- il silenzio delle origini -
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
- finito questo vaniloquio! -
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell'attimo dicessimo
quest'unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall'oriente
fino all'occidente così sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo - perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest'unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
- Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d'amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
- Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest'unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest'unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
"ecco, già nuove sono fatte tutte le cose"
allora canteremo
allora ameremo
allora allora...

I Limoni
Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli 
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose 
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo 
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.



Sogna Ragazzo Sogna
Roberto Vechioni


E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte:
io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.

Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello:
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.


Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole o non vive più;
sogna, ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu ...


Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu;
sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone
non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu...


Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre:
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita:
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.

E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere;
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna.
quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più:
sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà 1'amore,
passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu.

Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria.
tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania.
manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.


Ciao Amore Ciao
Luigi Tenco

 

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


Notte prima degli esami
Antonello Venditti

 

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.


I migliori anni della nostra vita
Renato Zero

 

Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa
e che bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa
tu come un gentiluomo
ed io come una sposa
mentre fuori dalla finestra
si alza in volo soltanto la polvere,
c'è aria di tempesta.
Sarà che noi due
siamo di un altro lontanissimo pianeta
ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta
tutti vogliono tutto per poi accorgersi
che è niente,
noi non faremo come l'altra gente
questi sono e resteranno per sempre
i migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.

Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e nudi
come pugili dopo un incontro
come gli ultimi sopravvissuti,
forse un giorno scopriremo
che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza
in realtà non è mai esistita.
I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita.

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.


Locations of visitors to this page




18 giugno 2008

Eterotopie umane e di territorio

1. I non luoghi privilegiati del procedere.

1.1. Eterotopie umane.

Arrivando, con quanto scritto, ai giorni nostri, le problematiche – nel contesto famigliare degradato – aumentano, mutano, si innovano. Una dipendenza dalle problematiche per giungere ad essere deviati, all’approdo in qualcosa in cui inconsciamente si riconoscono.

La dipendenza però non è solo nell’abuso di alcolici o nell’uso delle droghe, dove il processo è chiaro; ma si ritrova nella pornografia dove si manifesta nella visione dei corpi (minori ed adulti); si manifesta nelle baby gang dove la dipendenza dal gruppo porta a compiere atti dalla violenza civile e penale; si manifesta nel bullismo, dove l’aggressione ad un compagno serve a far sentire superiore l’aggressore che non esisterebbe altrimenti; esiste nella guida veloce ed esagerata, dove si fa la gara anche a chi sfonda maggiormente l’acceleratore (e l’autovelox) prima e l’etilometro poi; c’è nei giovani che commettono reati per finire nei carceri minorili, poiché essendo deviati la società si occuperà di loro.

È tutto un mix di ricerca di ascolto da parte dei giovani, di rifiuto dei ruoli e dei livelli sociali e famigliari, di confronto chiaro, aperto e diretto nelle case; queste ultime oramai luoghi di eterotopia negativa, caratterizzate dall’assenza strutturale forme e linguaggi della coesione famigliare, della crescita comune e continua dei suoi componenti. Ed in un luogo in cui tutti parlando ed esprimono le loro rabbie, i loro desideri, le loro frustrazioni e mai le speranze (se non tragicamente negative) e che non si ascoltano. In questo mixer di desolanze il surreale diviene reale e, ad un certo punto, non ce ne accorgiamo più della differenza.

L’approdo è essere deviati, come già avevamo accennato, è essere riconosciuti come qualcuno o appartenenti a qualcosa: la devianza finisce per dare una identità a questi giovani. E questo percorso che va dalla normalità, passa al disagio e giunge alla devianza, avviene sotto i nostri occhi in una continuità dove non basta lo sguardo attento, poiché si doveva intervenire molto prima che commettessero qualche atto a rilevanza civile o penale, molto prima della adolescenza. Così in questi decenni abbiamo perso generazioni, vedendole solo quando erano già approdate alla devianza, alla loro terra promessa.

1.2. Eterotopie di luogo

Il territorio è in sé una globalità di oggetti materiali, rappresentati nello spazio o, addirittura, è composto da luoghi, ossia da eventi spazio-temporali. Abbiamo ragione di credere che la dimensione spaziale non venga compiutamente analizzata dalla semiotica della narrazione. Se non altro, perché quest’ultima privilegia la dimensione temporale rispetto a quella spaziale, l’asse della diacronia rispetto al piano della sincronia.

«Se si vuole sfuggire alla fascinazione del testo narrativo, ci si deve dotare di strumenti analitici appropriati. Ma proprio qui sta il problema: che cosa è un atto metalinguistico in termini spaziali? Che cosa vuol dire per uno spazio assumere un altro spazio come piano del contenuto? Di quali strumenti disponiamo per riconoscere e trattare questo tipo di spazi?»[1]

La nozione di “eterotopia” proposta da Michel Foucault[2] è quella che maggiormente si incanala nella nostra dimensione storica, ossia in quella di una post modernità incosciente di sé stessa. È già importante il modo in cui il filosofo francese procede alla definizione di tale concetto. Dopo aver osservato che gli uomini vivono all’interno di un insieme di relazioni che definiscono delle collocazioni irriducibili le une alle altre, Michel Foucault a proposito dei luoghi di passaggio osserva:

«Tra tutti questi luoghi, quelli che più mi interessano hanno la curiosa proprietà di essere in relazione con tutti gli altri luoghi, ma con una modalità che consente loro di sospendere, neutralizzare e invertire l’insieme dei rapporti che sono da essi stessi delineati, riflessi e rispecchiati. Questi spazi, che in qualche modo sono legati a tutti gli altri, che pertanto contraddicono tutti gli altri luoghi appartengono a due grandi tipologie. Ci sono innanzitutto le utopie. Le utopie sono spazi privi di un luogo reale. [...] Ci sono anche, e ciò probabilmente in ogni civiltà, dei luoghi reali, dei luoghi effettivi, dei luoghi che appaiono delineati nell’istituzione stessa della società, e che costituiscono una sorta di contro-luoghi, specie di utopie effettivamente realizzate nelle quali i luoghi reali, tutti gli altri luoghi reali che si trovano all’interno della cultura vengono al contempo rappresentati, contestati e sovvertiti; una sorta di luoghi che si trovano al di fuori di ogni luogo, per quanto possano essere effettivamente localizzabili. Questi luoghi che sono assolutamente altro da tutti i luoghi che li riflettono e di cui parlano, li denominerò, in opposizione alle utopie, eterotopie».[3]

E di queste eterotopie negative possiamo inquadrarne quattro principali. Esse sono le periferie delle città, le periferie dei cuori, le comunità isolate ed il velluto metropolitano. Ed assieme a loro, possiamo individuare i vetrai più adeguati per ogni eterotopia.

Trasversale a tutti questi territori meritano particolare attenzione gli oratori che possono divenire degli autentici punti di riferimento per i giovani, al di là della religione, come luoghi di contenimento sociale e di identificazione del territorio. “Possono”, poiché in questi anni sono molto decaduti ed anche le fondamentali attività svolte durante il periodo estivo sono delegate alle buone intenzioni di volontari e prive di un apparato pedagogico di attività. Oratori come impresa sociale, o come costruttori di impresa sociale.

1.2.1. Le Periferie delle città

Le periferie delle città sono già state molto citate nelle pagine precedenti. E per questa ragione non ci soffermeremo abbondantemente sulla parte analitica. Le periferie delle città sono degli autentici non luoghi, sono l’opposto delle utopie del vivere. Questo poiché non ricevono politiche adeguate ai fini di una riqualificazione, finendo per far imperversare fiumi di degenerazioni. Divengono i luoghi dei disperati, degli emarginati, dell’abbandono di sé stessi: un ammasso di caseggiati di migliaia di abitanti l’uno che vivono regole e leggi interne, poteri occulti e micropoteri delinquenziali. In questo scenario deve iniziare una forte attività di contrasto alla delinquenza, con l’impiego dei corpi volontari della protezione civile (che svolgono attività di rapporto con il vicinato e di sostegno ai giovani ed agli ottuagenari); e di quello dei carabinieri (che sviluppano il presidio del territorio e garantiscono quel controllo sociale che genera sicurezza). Ai corpi volontari si associano mediatori sociali che sono del territorio e lo conoscono in ogni suo anfratto. Il problema è che questi mediatori sociali hanno sinora agito come volontari, garantendo la propria disponibilità nel tempo libero e alla fine del turno di lavoro. Ma è necessario un intervento che sia a tempo pieno e non a tempo parziale. Questi soggetti devono coinvolgersi, contaminarsi, collaborare, essere impresa sociale.

Discorso analogo vale per le periferie dei cuori.

1.2.2. Le Periferie dei cuori

Nonostante il discorso sia analogo, è necessario fare un punto specifico per le periferie dei cuori. Questo poiché, anche se spesso le periferie dei cuori si sovrappongono a quelle delle città, non possiamo escludere quei luoghi interiori dei giovani che si manifestano con le sfide alla vita personale, alle leggi ed alle regole della comunità. Questi giovani sono in parte quelli delle eterotopie umane sopraccitate[4].

1.2.3. Le comunità isolate

Le comunità isolate sono quei luoghi che più di tutti si avvicinano all’eterotopia per eccellenza: il cimitero. Questo motivo risiede innanzitutto nel suo essere una comunità chiusa, ossia una Spoon river di vivi in cui c’è poca mobilità sociale, esiste ancora un forte classismo e, non vi è contestualizzazione temporale con il tempo attuale. Solo il turismo è riuscito in parte a scalfiggere l’anacronismo di queste zone, anche se spesso la stessa popolazione ha preferito restare chiusa e povera che ricca e aperta. Le comunità isolate sono quelle in cui c’è il maggior numero di suicidi fra giovani dovuti alla mancata affermazione di sé stessi, all’incapacità di uscire dalla chiusura. Nella zona alta lombarda della Valtellina, accade proprio ciò.

In questi territorio molto può venire dal rilancio degli oratori, dei corpi volontari dei vigili del fuoco, ossia nel ricreare sé stessi in una attività di impresa sociale; una attività che ti permette di uscire dalle mura della comunità e di generare nelle comunità nuovi luoghi di affermazione, lontani dai bar e dalle armi, costruendo nuovi vetri più lucidi e splendenti di quelli attuali. Naturalmente, i soggetti indicati nei punti precedenti devono essere coinvolti dall’impresa sociale nella costruzione della sua attività.

Altro discorso vale per le comunità isolate di stranieri all’interno delle città; un caso è quello della comunità cinese che non disturba e non crea problemi, ma che vive con delle regole autonome, separatamente dal vivere comune e dalla condivisione del territorio. Discorso simile a quello delle comunità italiane all’estero, dove il dialetto è fermo a duecento anni fa e non c’è capacità di comunicazione verbale con il mondo esterno.

1.2.4. Il velluto metropolitano

Il velluto metropolitano è un non luogo di grandissimo interesse. Il suo essere è una somma di eterogenee eterotopie condensate fra loro dalla conurbazione territoriale. Il risultato di ciò è una situazione come quella presente a Milano: un continuum di differenti problematiche che si intersecano fra di loro come le maglie di una catena. È perciò impossibile per una semplice impresa sociale di intervenire su un territorio così convulso e complesso. Nel velluto metropolitano passi dai problemi di droga del centro a quelli differenti della periferia, dalle violenze carnali alla prostituzione minorile ed adulta, dall’anonimia sociale all’abbandono di sé, dai vari bullismi, ai vari tipi di baby gang… C’è bisogno dell’intervento di un insieme di imprese sociali, coordinate fra loro da interlocutori superiori, come lo possono essere la CGM, la Lega delle Coop e la CdO, che dando una mappatura generale della situazione possono coordinare le attività fra le varie imprese, le Istituzioni politiche e religiose.

Il velluto metropolitano richiede grandi interventi coordinati, altrimenti quel poco che viene fatto è solo un tampone che non migliora nulla e che entro la sera ritornerà ad avere le finestre rotte.



[1] Guarrasi, Vincenzo, I dispositivi della complessità. Metalinguaggio e traduzione nella costruzione della città" in Geotema, 1996

[2] Foucault, Michel, Eterotopia. Luoghi e non luoghi metropolitani, Millepiani, Milano, 1994

[3] Ibidem.

[4] Per approfondire ulteriormente l’argomento, si rimanda a documento in appendice al progetto.




permalink | inviato da icaroflyon il 18/6/2008 alle 8:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


17 giugno 2008

Dodicenne violentata da tre coetanei. In una casa abbandonata nel centro storico di Cassano Ionio, in provincia di Cosenza.

IL FATTO. Cosenza - Una dodicenne sarebbe stata violentata da tre suoi coetanei in una casa abbandonata nel centro storico di Cassano Ionio, in provincia di Cosenza. I carabinieri, su denuncia dei genitori della vittima, hanno inviato un'informativa al tribunale dei minori di Catanzaro. Il fatto sarebbe avvenuto lo scorso 30 maggio. I tre presunti violentatori, di cui nella denuncia presentata sono indicati i nomi e gli indirizzi, hanno tutti un'età compresa tra i 12 e i 14 anni.


IL COMMENTO. Son profondamente convinto che finchè non si interverrà sulla valorizzazione dell'individuo, del ruolo del corpo che non è un oggetto per procurarsi piacere attraverso atti sessuali o parasessuali, o per trarne un benessere dal vedere la violenza sul corpo del prossimo, non si potrà pretendere che vi sia una comprensione di ciò che si fa. Eppure ora che abbiamo fatto dei nostri corpi dei luoghi, non c'è nessuno che dica quanto stiamo andando in basso nella coscienza di s stessi e del prossimo.




permalink | inviato da icaroflyon il 17/6/2008 alle 14:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 aprile 2008

Finestre rotte e consenso elettorale di Andrea Ferrari

Con il passaggio dell’ultima tornata elettorale, la questione della sicurezza dei cittadini ha mostrato appieno quanto tale tema sia centrale per la raccolta del consenso alle urne. Un consenso cercato in modo opposto da due componenti politiche altamente avverse, ossia dal PdL e dalla Sinistra Arcobaleno, a partire dai territori da loro amminstrati.
Come è apparso su tutti i canali mediatici, il comune di Milano ha iniziato – con la campagna elettorale – una politica di sgombero progressivo dei campi nomadi. Sgomberi attuati dalla mattina alla sera senza creare una politica concertata con i comuni limitrofi. È celebre il caso del comune di Opera che accolse dei rom mandati dal comune di Milano, facendo esplodere una rabbia incendiaria dei cittadini che distrussero le tende della protezione civile. Però il comune di Milano risultò e risulta come quello che ha sanato alcune situazioni di degrado sociale. Se poi tali soluzioni rovinano la vita ad altri, questo poco importa. L’importante è che l’erba del proprio giardino sia più verde di quella del vicino. L’importante è che entro le mie mura non vi siano finestre rotte o che queste vengano riparate davanti ad una bella telecamera. Finistre rotte, ossia la teoria sociologica che, “se un teppista spacca una finestra, e nessuno la aggiusta, è molto probabile che ben presto qualcun altro faccia lo stesso se non peggio, dando così inizio ad una spirale distruttiva”. Dove c’è illegalità è doveroso intervenire, come ha fatto la Polizia, arrestando i responsabili dello sfruttamento di minori nell’accatonaggio o nella prostituzione; ma questo non comporta che se qualcumo delinque, tutti debbono pagare la pena, come se fosse aoggetta ad una trasmissione ereditaria. Ed è per ciò che fa riflettere l’abbattimento del campo di Chiaravalle, apprezzato dalla cittadinanza, ove i bambini andavano a scuola e gli uomini e le donne lavoravano in regola, come potrebbero testimoniare i volontari della Casa della Carità di Milano che si son trovati ad accogliere centinaia di persone per la maggiore donne e bambini.
Sulla sponda opposta si muove la Sinistra Arcobaleno. Ossia se il PdL cerca il consenso della sua pancia elettorale del paese costruendo muri, la Sinistra Arcobaleno porta avanti una politica dell’accoglienza a priori. E dffondendo, forse per osmosi popolare, un senso di tolleranza alle finestre rotte, pur di dimostrare che “un altro mondo è possibile”. E, forse, sarà anche per questo che alcuni rom del campo di via Triboniano, mi hanno detto che verranno a Cinisello “poiché lì è più facile restare”. E la Sinistra Arcobaleno da una posizione utopica ha rimediato solo di non essere più rappresentata in Parlamento. E ciò non mi sembra essere una grande conquista. Nonchè, di questo passo, rischia davvero di sparire anche nei territori, dove non si ottiene nulla se non si stabiliscono regole civili e democratiche volte al vivere condiviso e democratico.
L’oltranzismo, sia nel respingere che nell’accogliere, non porta nulla di buono: rinfocola rabbia e senso di rivalsa sul prossimo. C’è bisogno di sicurezza dolce e di polizia di prossimità, che ascolti il territorio e svisceri i suoi problemi. Cosa che potremmo fare anche da noi. Ma a Cinisello che vogliamo fare?




permalink | inviato da icaroflyon il 22/4/2008 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 aprile 2008

Walter Veltroni risponde ai lettori di Corriere.it

 

 veltroni1004.jpg




permalink | inviato da icaroflyon il 10/4/2008 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 aprile 2008

WALTER VELTRONI A MILANO, GIOVEDI' 10 APRILE, PIAZZA DUOMO, DALLE 20 IN POI... NOI CI SAREMO. TU NON MANCARE!

 veltroni1004.jpg




permalink | inviato da icaroflyon il 7/4/2008 alle 13:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 aprile 2008

8 APRILE 2008 H 20 CENA DI SOTTOSCRIZIONE PARTITO DEMOCRATICO CINISELLO BALSAMO




permalink | inviato da icaroflyon il 5/4/2008 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 aprile 2008

Le proposte di Pietro Ichino

1. Premessa 

Le proposte che seguono sono ispirate all’idea di una trasformazione profonda, ma possibile, niente affatto utopistica, del sistema di protezione del lavoro nel nostro Paese. Penso a un’Italia nella quale, come nel nord-Europa, i lavoratori non abbiano paura del mercato del lavoro, ma al contrario trovino in esso la libertà effettiva di scelta; che significa maggiore forza contrattuale. E’ questa la migliore protezione della libertà, dignità e sicurezza di ciascuno; ma è solo in parte alternativa alle protezioni tradizionali: con esse può coniugarsi in molti modi.

Penso, dunque, a un mercato arricchito da un grande afflusso di investimenti da tutto il mondo, tutto innervato da un sistema di servizi pubblici e privati di informazione, orientamento professionale, formazione permanente, capaci di garantire ai cittadini, lungo la loro intera vita lavorativa, una pari opportunità di scelta e di accesso alle occasioni di lavoro che meglio soddisfano le loro esigenze e aspirazioni. Penso a un sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di selezionare il meglio dell’imprenditoria mondiale, valutando il piano industriale innovativo e guidando i lavoratori nella scommessa comune con l’imprenditore, garantendo la ripartizione corretta dei frutti della scommessa, quando sarà stata vinta. Penso a un’amministrazione pubblica nella quale la trasparenza totale e la cultura della valutazione e della misurazione consentono di fare spazio al merito e restituiscono ai suoi dipendenti l’orgoglio e il prestigio della funzione pubblica.

A queste idee corrispondono in tutto e per tutto gli obiettivi indicati nel manifesto Per dare valore al lavoro firmato dai candidati del PD rappresentanti del mondo del lavoro il 13 marzo 2008 (disponibile nella home page). Le indicazioni che seguono, sui modi specifici in cui queste idee possono essere attuate, sono invece il frutto del lavoro di ricerca ed elaborazione che ho svolto nell’ultimo ventennio. Oggi le propongo come contributo all’elaborazione della politica del lavoro del Partito Democratico. 


2. Per ridare orgoglio e prestigio alle amministrazioni pubbliche: trasparenza, valutazione e incentivi giusti 

Propongo che – sulla scorta delle migliori esperienze dei Paesi nord-europei - in tutte le amministrazioni, soprattutto dove non possono o non devono essere attivati meccanismi di mercato, venga creata una rete di valutatori indipendenti dal potere politico e dalla dirigenza, con una agenzia nazionale che ne promuova il buon funzionamento e ne garantisca la libertà da condizionamenti indebiti.
Loro compito deve essere:
- applicare tutte le tecniche oggi disponibili per misurare e valutare efficienza e produttività di ciascuna struttura;
- garantire la trasparenza totale: tutti i dati inerenti al funzionamento delle amministrazioni e agli obiettivi assegnati a ciascun dirigente devono essere immediatamente accessibili in rete;
- stimolare e agevolare la valutazione degli osservatori qualificati (stampa specializzata, associazioni degli utenti, ricercatori universitari) e realizzare un incontro periodico pubblico, la public review per il confronto tra valutazione interna e valutazione esterna;
- dovunque possibile attivare sistemi di rilevazione della valutazione da parte dei cittadini/utenti della qualità del servizio;
- vigilare contro l’ingerenza indebita dei politici nella gestione, offrendo una sponda solida ai dirigenti più corretti e professionalmente dotati che vi si oppongono;
- far sentire il più possibile e con ogni mezzo ai politici e ai dirigenti delle strutture pubbliche il fiato dell’opinione pubblica sul collo.
Il radicamento e il rafforzamento nelle amministrazioni pubbliche della cultura della misurazione e della valutazione deve consentire il confronto fra strutture omogenee e l’evidenziazione delle differenze di efficienza e produttività fra di esse. Questo consentirà l’applicazione del metodo del benchmarking comparativo, che consiste in questo: obbligare le amministrazioni che occupano le posizioni peggiori nella graduatoria a riallinearsi alla media. Il riallineamento è ragionevolmente esigibile, poiché il confronto è fra strutture dello stesso tipo e che svolgono funzioni identiche; è dunque possibile imporlo come obiettivo – realistico e misurabile - che i dirigenti di queste amministrazioni sono tenuti a realizzare entro un termine appropriato. A quelli che mancano l’obiettivo in misura grave deve essere revocato l’incarico dirigenziale, a norma dell’articolo 21 del Testo Unico. E nelle strutture che mostrano di non sapersi riallineare deve essere bloccata l’erogazione di aumenti retributivi.Viceversa, le strutture che fanno registrare i risultati migliori devono essere adeguatamente premiate nella distribuzione delle risorse disponibili. 


3. Per la riforma del diritto del lavoro: tutti a tempo indeterminato, con un contratto più flessibile, ma con maggiore sicurezza nel caso di perdita del posto 

Propongo di promuovere una grande intesa tra lavoratori e imprenditori, nella quale questi ultimi rinunciano al lavoro precario in cambio di un contratto di lavoro a tempo indeterminato reso più flessibile con l’applicazione di una tecnica di protezione della stabilità diversa da quella attuale per i licenziamenti dettati da motivo economico-organizzativo.
La cosa può funzionare così:
- d’ora in poi tutti i nuovi rapporti di lavoro, esclusi soltanto quelli stagionali o puramente occasionali, si costituiscono con un contratto a tempo indeterminato, che si apre con un periodo di prova di sei mesi;
- la contribuzione previdenziale viene rideterminata in misura uguale per tutti i nuovi rapporti, sulla base della media ponderata della contribuzione attuale di subordinati e parasubordinati; una fiscalizzazione del contributo nel primo anno per i giovani, le donne e gli anziani determina la riduzione del costo al livello di un rapporto di lavoro a progetto attuale; la semplificazione degli adempimenti riduce drasticamente i costi di transazione;
- dopo il periodo di prova, si applica la protezione prevista dall’articolo 18 dello Statuto per il licenziamento disciplinare e contro il licenziamento discriminatorio, per rappresaglia, o comunque per motivo illecito;
- in caso di licenziamento per motivi economici od organizzativi, invece, il lavoratore riceve dall’impresa un congruo indennizzo che cresce con l’anzianità di servizio;
- viene inoltre attivata un’assicurazione contro la disoccupazione, di livello scandinavo: durata pari al rapporto intercorso con limite massimo di quattro anni, con copertura iniziale del 90% dell’ultima retribuzione, decrescente di anno in anno fino al 60%), condizionata alla disponibilità effettiva del lavoratore per le attività mirate alla riqualificazione professionale e alla rioccupazione;
- l’assicurazione e i servizi collegati, affidati ad enti bilaterali, sono finanziati interamente a carico delle imprese, con un contributo determinato secondo il criterio bonus/malus (il cui costo iniziale è stimato intorno allo 0,5% del monte salari): l’imprenditore che ricorre con maggiore frequenza al licenziamento per motivi economici od organizzativi vede lievitare il contributo; quello che non vi ricorre lo vede scendere;
- il compito del giudice è limitato a controllare, su eventuale denuncia del lavoratore, che il licenziamento non sia in realtà dettato da motivi illeciti (per esempio: licenziamento squilibrato a danno di persone disabili, donne, lavoratori sindacalizzati, ecc.); il “filtro” dei licenziamenti per motivo economico è costituito invece essenzialmente dal suo costo per l’impresa; costo che la legge o il contratto collettivo stabiliscono in misura tanto più alta quanto maggiore è il livello di stabilità che si vuol garantire. 


4. Per la riforma del sistema della rappresentanza sindacale e della contrattazione collettiva 

Occorre innanzitutto una riforma della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, che consenta di individuare il sindacato o coalizione sindacale che raccoglie la maggioranza dei consensi, al livello aziendale e ai livelli superiori fino a quello nazionale. A questo sindacato o coalizione viene attribuito il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia generale nell’ambito di sua competenza.
Il contratto collettivo nazionalestipulato dal sindacato o coalizione maggioritaria resta la disciplina applicabile in tutta la categoria (come disciplina di default), salvo che a un livello inferiore - regionale o aziendale - un sindacato o coalizione maggioritaria abbia stipulato un altro contratto di contenuto diverso. Deve essere attivato un “filtro” per limitare la derogabilità del contratto di livello superioreda parte di quello di livello inferiore. Propongo che il sindacato stipulante in deroga debba essere radicato in almeno quattro regioni; ma si possono utilizzare e anche combinare tra loro tecniche di limitazione diverse, con diverso grado di restrittività.
Questo disegno di riforma dell’assetto del sistema delle relazioni sindacali può essere interamente realizzato anche solo mediante un accordo interconfederale. La legge potrebbe intervenire soltanto in un secondo tempo, per rafforzare gli effetti dell’accordo e per superare la situazione attuale di inattuazione dell’articolo 39 della Costituzione e di disordine legislativo su questa materia.




permalink | inviato da icaroflyon il 4/4/2008 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 aprile 2008

Stasera, h. 21, Salone Matteotti, Via I Maggio n°5, incontro con Pietro Ichino. Iniziativa del PD di Cinisello Balsamo. Vi aspettiamo numerosi!!

 ichino-home.jpg

OVVERO: I PRIMI PASSI DELLA NOSTRA COMPAGNIA DI BANDIERA VERSO IL PRECIPIZIO

pubblicato su Il Riformista, 31 marzo 2008 (con l’aggiunta di una postilla dopo la rottura con Air France)

Lo stesso Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi ha ripetutamente intralciato la trattativa tra Alitalia ed Air France con annunci fantasiosi di cordate italiane inesistenti (poi derubricati ad “appelli patriottici”), nel 1994 era a capo del Governo che mise il primo grosso bastone nelle ruote del risanamento della nostra compagnia di bandiera, imponendole di accreditare al proprio interno il peggiore sindacalismo autonomo. E, nel 2005, era a capo del Governo che al piano di risanamento diede il colpo di grazia con un intervento sostanzialmente identico; e non mosse neppure un passo sulla via della privatizzazione. Le note che seguono sono una sintesi delle pagine dedicate a quella vicenda nel mio libro A che cosa serve il sindacato? (Mondadori, 2005; Oscar Bestsellers, 2007). 

Nel 1994 la nostra compagnia di bandiera, già in situazione economica critica, avvia con Cgil Cisl e Uil una difficile trattativa sulle misure necessarie per riallineare la propria organizzazione e i propri costi del lavoro rispetto alle compagnie concorrenti. Una parte – ancora piccola – dei suoi assistenti di volo abbandonano i sindacati confederali, rifiutando la loro disponibilità per quella trattativa, e danno vita al sindacato autonomo Sulta. Alitalia, esercitando una facoltà pacificamente attribuitale dallo Statuto dei lavoratori, rifiuta di riconoscere il nuovo sindacato autonomo, anche per non favorire una pericolosa frammentazione del fronte sindacale. Senonché il ministro dei trasporti del Governo Berlusconi, Publio Fiori, interviene a imporre il riconoscimento del Sulta, presumibilmente con l’intento di indebolire i sindacati confederali e di guadagnare qualche consenso elettorale tra i lavoratori dissenzienti.
Rafforzato dal riconoscimento e dal godimento dei conseguenti diritti sindacali privilegiati, il Sulta – che nel 2002 cambia la propria sigla in Sult - incomincia a crescere in seno ad Alitalia; e incomincia a praticare una linea via via più aggressiva. Un uso sempre più spregiudicato dello sciopero, in contrapposizione alla maggiore moderazione dei sindacati confederali, gli consente di presentarsi ai lavoratori come difensore più intransigente ed efficace dei loro interessi.
1999 – La compagnia olandese KLM, che ha firmato un preliminare di fusione paritaria con Alitalia, paga una penale molto elevata per sottrarsi a quella che ora considera una trappola. Con fair play nordico, il suo amministratore delegato commenta: “non siamo adatti al vostro sistema di relazioni industriali”.
Giugno 2003 – Un episodio emblematico: il Sult respinge seccamente, per l’ennesima volta, la proposta di ridurre di una unità il numero degli assistenti di volo in cabina, al fine di allineare per questo aspetto l’Alitalia alle altre maggiori compagnie aeree europee. La Direzione aziendale adotta quella misura con un atto unilaterale. Il giorno successivo, poiché le norme vigenti non consentono la proclamazione dello sciopero senza preavviso, viene lanciata la parola d’ordine sostitutiva: mettersi in malattia. Un migliaio di assistenti di volo aderiscono. Centinaia di voli vengono cancellati senza preavviso.
24 settembre 2004 – Il Sult è il solo sindacato a rifiutare il piano di riassetto industriale di Alitalia. Ma la sua capacità di interdizione è forte, perché ha l’adesione di circa il 20% dei 4000 assistenti di volo Alitalia (nonostante che questi siano soltanto il 4% rispetto ai 22000 dipendenti dalla compagnia).
26 febbraio 2005 – Il Sult è il solo sindacato a rifiutare di sottoscrivere un nuovo accordo aziendale volto a salvare 900 posti di lavoro mediante un contributo di solidarietà di tutti gli assistenti di volo.
I conti peggiorano, la conflittualità aumenta. Nel solo primo semestre del 2005 all’Alitalia vengono proclamati scioperi per un totale di 496 ore, a fronte delle 248 del primo semestre 2004; ed effettuati scioperi per un totale di 96 ore, a fronte delle 52 del primo semestre 2004. Di questi, alcuni scioperi proclamati dal Sult vengono sanzionati come illegittimi dalla Commissione di Garanzia.
5 agosto 2005 – La Direzione Alitalia, forte anche di una sentenza favorevole del Tribunale di Roma, comunica la decisione di sospendere ogni rapporto negoziale con il Sult, in quanto sindacato non firmatario di alcun contratto collettivo applicato in azienda, nonché a causa della sua indisponibilità a rispettare le regole poste dalla Commissione di Garanzia.
11 agosto 2005 – Il Sult reagisce proclamando provocatoriamente uno sciopero di due giorni di fila, il 30 e il 31 agosto, in pieno periodo di franchigia e nel momento più critico dell’estate.
20 agosto 2005 – Il ministro del lavoro del Governo Berlusconi Roberto Maroni rilascia una dichiarazione pubblica nella quale bolla come “inaudita” la scelta di Alitalia di interrompere le relazioni sindacali con il Sult. E due giorni dopo, in aperta polemica con il consiglio di amministrazione di Alitalia, convoca il sindacato autonomo.
28 agosto 2005 – Dichiarazione del ministro Maroni riportata dalla stampa: “Se l’azienda [Alitalia] ha deciso di escludere dal dialogo il Sult, allora si becchi gli scioperi. È una sua responsabilità”.
Nel frattempo, le perdite di Alitalia hanno raggiunto e superato il livello di un milione di euro al giorno; ma quello stesso Governo Berlusconi, che si attiva con tanta determinazione in difesa del peggiore sindacalismo autonomo dentro Alitalia, non muove un dito per avviare la privatizzazione dell’impresa. 

Nei due anni della legislatura successiva, lo stesso Silvio Berlusconi – in veste di grande imprenditore privato – non mostra alcun interesse nei confronti della gara internazionale aperta a questo scopo dal Governo Prodi. E si capisce: neanche lui può improvvisarsi grande vettore aereo internazionale da un giorno all’altro. Come può pensare, dunque, con questa storia recente alle spalle - come politico e come imprenditore - di essere credibile oggi quando chiede agli italiani di fidarsi delle sue strategie per il salvataggio di Alitalia? 

Qui terminava il mio editoriale pubblicato l’altro ieri.
Oggi (mercoledì 2 aprile) apprendiamo che da questa lunga storia di errori neppure il sindacato confederale ha saputo trarre gli insegnamenti che avrebbe dovuto: la sua incapacità di negoziare con realismo la sola ipotesi di salvezza che ancora si presentava ha portato alla rottura della trattativa con il solo grande vettore internazionale ancora disponibile per tentare questa difficile impresa. Come già KLM nel 1999, ora anche Air France scappa da un sistema ostile agli operatori stranieri.
Ora possiamo tenerci tutta per noi, italianissima, la nostra compagnia di bandiera, senza temere incursioni straniere. Berlusconi sarà contento: nessuno contenderà le spoglie di Alitalia alle cordate padane che vorranno spartirsele. Ma per Cgil, Cisl e Uil è una Caporetto, resa ancor più tremenda dal fatto che non si vede quale possa essere la linea del Piave.




permalink | inviato da icaroflyon il 3/4/2008 alle 9:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


26 marzo 2008

Linea di confine di Andrea Ferrari

Nell’ultimo libro di Aldo Bonomi, Milano ai tempi delle moltitudini, si sviluppa un interessante affresco di come il territorio metropolitano in cui viviamo è costituto di cinque cerchi. Il cerchio di Cinisello, a cavallo fra la periferia milanese del post fordismo incompiuto e le città figliastre di Milano, è quello della città invisibile. Invisibile poichè le problematiche di emerginazione, neopovertà e devianza non sono visibili agli occhi ed emergono solo quando – per fatti ecclatanti – divengono la mediatica settimana del caso. Questa popolazione è stata espulsa da un territorio, quello di Milano, che non gli dava più la possibilità di sopravvivere nella decenza e che – fra ecopass e consulenze d’oro – non aveva progettato politiche per queste popolazioni disagiate che durassero più del tempo dei flash e delle telecamere (come scordare il tendone refrigerato per gli anziani che è durato solo un giorno?).
Alcune persone scelgono, invece che scendere col proprio livello di vita, di iniziare a collaborare con la criminalità facendo attività di controllo o, ancor peggio, di diventare autentici criminali in prima persona. In questo ultimo esempio rientrano a pieno titolo i giovani che, proveniendo da famiglie povere, scelgono la facile via della criminalità, vista come ricca di opportunità e di basso rischio a quella della legalità. Varcano così una linea di confine personale tra il poveri ma bellini ed i ricchi e potenti. Dove questi ultimi si diventa per le brevi vie criminali.
A contrastare questa linea di confine, praticata sia da italiani che da stranieri, c’è ben poco oltre l’importante attività svolta dalle forze dell’ordine. Ed anche qui a rendere più difficile codesto lavoro è una linea di confine, anch’essa invisibile ai confini conurbati, è manifestata dalle amminstrazioni che giocano a rimbalzo dei problemi, allo scarico degli invisibili al di là del proprio confine. Pensiamo, ad esempio, ai rom: essi sono stati scaricati dal comune di Milano sui territori limitrofi, spostando il problema ma senza risolverlo. Ma l’importante era ottenere il consenso della popolazione che vedeva, in quell’atto, un risarcimento ai propri problemi (“se va male a me, deve andare male anche a loro”, ho sentito dire da un passante). Non si vuole di certo difendere quella parte della popolazione straniera che delinque e che del nomadismo di confine ha fatto la sua linea di sopravvivenza, spostandosi da una parte all’altra della linea in base a quale polizia venisse a fare controlli, ma deve essere chiaro che fin quando si affronteranno i problemi basandosi sulla pulizia del proprio territorio e non guardando ciò che accade poco fuori i propri confini, non si può pensare che la scelta razionale di chi delinque sia quella di farsi beccare. Milano, che ha una vocazione di città metropolitana, non può comportarsi come un disperso paese montano della tranquilla Umbria, ma deve agire e costruire politiche. Politiche che latitano e che emergono solo come vacue parole che la prima pioggia di rabbia cancella a favore della rivolta, della rabbia di uno, della rabbia di tanti, del dolore proprio che diviene violenza. Violenza senza controllo. Violenza al di là di ogni confine. Violenza che a Palazzo Marino non vedono. E su cui alcuni partiti del centrodestra ci campano da decenni. Ma una città che exporta fuori dai suoi confini la delinquenza, invece che risolverla, è degna dell’Expo?




permalink | inviato da icaroflyon il 26/3/2008 alle 22:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 marzo 2008

Ministero dell'Interno e Istat siglano un accordo per la realizzazione di studi e ricerche e lo scambio di dati

Le attività saranno coordinate da un Comitato che rimane in carica tre anni. Previsto anche l'esame di modifiche alla modulistica del Ministero

La firma del Protocollo d'intesa ministero dell'Interno-IstatFirmato  ieri al Viminale un Protocollo d'intesa tra il ministero dell'Interno e l' Istat, l'Istituto di Stato di statistica. L'accordo,  programmato per perseguire obiettivi specifici  riconducibili alle competenze istituzionali dei due enti, prevede una collaborazione per la realizzazione congiunta di studi e ricerche e per lo svolgimento di progetti inseriti nel Programma Statistico Nazionale. 
Oggetto dell'intesa anche la valorizzazione a fini statistici dei dati provenienti da archivi amministrativi e la creazione/ gestione di archivi amministrativi.

Con il protocollo sottoscritto, le parti hanno inteso attuare una gestione del sistema di interscambio di dati che, nell'ambito del modello di cooperazione tra sistemi informatici della pubblica amministrazione, sia  in grado di  soddisfare le reciproche richieste di servizi informativi a fini statistici.

Il sistema di interscambio dei dati prevede la messa a disposizione dell'Istat e del ministero dell'Interno delle informazioni contenute nelle banche-dati dei propri sistemi informativi,  con l'impegno ad attuare  tutte le misure per la protezione dei dati personali previste dal d.lgs. n. 196/2003, con particolare attenzione ai profili della sicurezza, anche mediante l'adozione di procedure idonee ad identificare e registrare gli operatori e le operazioni effettuate.

L'Istat e il Ministero si sono altresì impegnati ad esaminare, congiuntamente, nell'ambito di un Comitato di Coordinamento appositamente costituito, eventuali proposte di modifica ed integrazione alla modulistica del Ministero contenente informazioni utilizzate a fini statistici, in relazione ad esigenze e/o norme nazionali e internazionali.

Il Comitato di Coordinamento a cui è affidata la gestione tecnico-operativa ed il coordinamento delle attività,  rimane in carica tre anni, ed è composto, per il ministero dell'Interno, da:

  • il Capo Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie o un suo delegato
  • il Direttore Centrale per la Documentazione e la Statistica
  • il Direttore dell’Ufficio Centrale di statistica
  • il Direttore Centrale dei Servizi Demografici

e per l'Istat da:

  • il Direttore del Dipartimento per la produzione statistica e il coordinamento tecnico scientifico, o un suo delegato;
  • il Direttore Centrale dati e archivi amministrativi e registri statistici;
  • il Direttore Centrale dei censimenti generali;
  • il Direttore Centrale per le statistiche e le indagini sulle istituzioni sociali.

Il Presidente è scelto a rotazione annuale tra i componenti del Comitato appartenenti all'Istat o al Ministero; per il primo anno la Presidenza è attribuita ad un rappresentante dell'Istat.




permalink | inviato da icaroflyon il 4/3/2008 alle 9:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     aprile       
 

 rubriche

Diario
Progetti Politici
Poesia ed altro
Spazzatura ecclesiale
Dialoghi
Estery
Interny
Songs' text
Grande poesia
Geopolitica
Ego scriptor
Testi teatrali
Incontri
Istant poetryin'
Ridendo
L'amato art.114
Il taccuino di legno.
Teologia
La Divina Commedia
Ritratti
I nostri lavori
Accade anche questo...
Nòva poesia

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Il blog di Anna ed Andrea
Nazioni Unite
Edward Hopper
Alberto Suppa
Circoli Dossetti
Il mio luogo di lavoro
e dove collaboro attivamente...
AREL
Aspen
Camera dei deputati
IDEURA
il Narratario
ISPI
La Voce
Senato della Repubblica
Unione Europa
Università degli Studi di Milano
La mia radio preferita ed il suo palinsesto
IL MODULO PER IL TESTAMENTO BIOLOGICO
Partecipiamo
NUOVAMENTE DESIGN STUDIO Italian Product Design

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom