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  icaroflyon La Verità non è una pietra preziosa,che si possa mettere in tasca e portare via con se. E' un mare immenso nel quale sprofondare» (Musil, L'uomo senza qualità)
 
Grande poesia
 













Anna ed Io

Ego scriptor








All together

I was alone in my bed


and I couldn't understand
what I will do in my life
cause it was out of sight.

I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul.
I can't perceive my low arms
paralysed by frailties things,
and my brain decline with others
amassed in the culture conformism.
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
I was alone in the bad
of  baby-killers full armed
in a world bursting of war,
and in all faces, wasn't love…
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and the world stay on a reef
by defiance of international law, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do...
_


Tomorrow is best than today
Tomorrow come from our brain
Tomorrow is best than today
Tomorrow we're living on way
Tomorrow is best than today
 
 



La canzone popolare

Alzati che si sta alzando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu, ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te, mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per  non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito  più vecchio
e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
alzati che sta passando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da cantare ancora, si capirà.




Ballata della Speranza


David Maria Turoldo

Tempo del primo avvento


tempo del secondo avvento
sempre tempo d'avvento:
esistenza, condizione
d'esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l'albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora 
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell'intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l'innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d'esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l'amante
che ha l'amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
- il silenzio delle origini -
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
- finito questo vaniloquio! -
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell'attimo dicessimo
quest'unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall'oriente
fino all'occidente così sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo - perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest'unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
- Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d'amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
- Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest'unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest'unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
"ecco, già nuove sono fatte tutte le cose"
allora canteremo
allora ameremo
allora allora...

I Limoni
Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli 
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose 
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo 
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.



Sogna Ragazzo Sogna
Roberto Vechioni


E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte:
io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.

Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello:
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.


Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole o non vive più;
sogna, ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu ...


Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu;
sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone
non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu...


Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre:
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita:
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.

E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere;
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna.
quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più:
sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà 1'amore,
passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu.

Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria.
tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania.
manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.


Ciao Amore Ciao
Luigi Tenco

 

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


Notte prima degli esami
Antonello Venditti

 

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.


I migliori anni della nostra vita
Renato Zero

 

Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa
e che bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa
tu come un gentiluomo
ed io come una sposa
mentre fuori dalla finestra
si alza in volo soltanto la polvere,
c'è aria di tempesta.
Sarà che noi due
siamo di un altro lontanissimo pianeta
ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta
tutti vogliono tutto per poi accorgersi
che è niente,
noi non faremo come l'altra gente
questi sono e resteranno per sempre
i migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.

Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e nudi
come pugili dopo un incontro
come gli ultimi sopravvissuti,
forse un giorno scopriremo
che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza
in realtà non è mai esistita.
I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita.

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.


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26 maggio 2010

William Butler Yeats – "Il Secondo Avvento"

Ruotando e roteando nella spirale che sempre più si allarga,
Il falco non può udire il falconiere;
Le cose si dissociano; il centro non può reggere;
E la pura anarchia si rovescia sul mondo,
La torbida marea del sangue dilaga, e in ogni dove
Annega il rito dell'innocenza;
I migliori hanno perso ogni fede, e i peggiori
Si gonfiano d'ardore appassionato.

Certo qualche rivelazione è vicina;
Certo s'approssima il Secondo Avvento.
Il Secondo Avvento! E le parole sono appena dette
Che un'immagine immensa sorta dallo Spiritus Mundi
Mi turba la vista; in qualche luogo nelle sabbie del deserto
Una forma dal corpo di leone e dalla testa d'uomo
Con gli occhi vuoti e impietosi come il sole avanza
Con le sue lente cosce, mentre attorno
Ruotano l'ombre degli sdegnati uccelli del deserto.

Nuovamente la tenebra cade; ma ora so
Che venti secoli di un sonno di pietra
Furono trasformati in incubo da una culla che dondola.
E quale rozza bestia, finalmente giunto al suo tempo avanza
Verso Betlemme per esservi incarnata?




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29 dicembre 2008

Un pugno di sabbia (Nomadi)

Che sapore c'è
ritornar da te,
ho nel cuore
l'amore insieme a te
ma con gli occhi rivedo
ancora lui con te.

Che sapore c'è
perdonare te,
non c'è stata primavera
insieme a te
dal momento che il sole
non era più con me.

Ti baciava le labbra
ed io di rabbia morivo già,
ti baciava le labbra
e un pugno di sabbia
negli occhi miei
oggi c'è.
Che dolor mi lasciò lei,
che dolor.

Che sapore c'è
perdonare te,
di avermi insegnato
che cos'è il dolor
che non posso guarir
se ricordo che...

Ti baciava le labbra
ed io di rabbia morivo già,
ti baciava le labbra
e un pugno di sabbia
negli occhi miei
oggi c'è.
Non vedo te,
sei tu...
io non lo so...

Ti baciava le labbra... 





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21 novembre 2008

Hold the line (Toto)

 It's not in the way that you hold me, it's not in the way you say you care
It's not in the way you've been treating my friends
It's not in the way that you stayed till the end
It's not in the way you look or the things that you say that you'll do

Chorus:
Hold the line, love isn't always on time, oh oh oh
Hold the line, love isn't always on time, oh oh oh

It's not in the words that you told me, girl
It's not in the way you say you're mine, ooh
It's not in the way that you came back to me
It's not in the way that your love set me free
It's not in the way you look or the things that you say that you'll do

Chorus: Hold the line...

It's not in the words that you told me
It's not in the way you say you're mine, ooh
It's not in the way that you came back to me
It's not in the way that your love set me free
It's not in the way you look or the things that you say that you'll do

Chorus: Hole the line...

Hold the line, love isn't always on time, love isn't always on time
Love isn't always on time, love isn't always on time, oh oh oh




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20 ottobre 2008

Un gesto naturale (Giorgio Gaber)

Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone
osservo la mia mano che si muove, la sua decisione
da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero
e sento che in quel movimento io non c’ero.

A volte mi soffermo e guardo il fumo di una sigaretta
la bocca resta aperta, forse troppo, poi si chiude in fretta
si vede chiaramente che cerco un’espressione
che distacco, che fatica questa mia finzione.

Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io.

E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono
capisco solo che continuamente io mi condiziono
devi essere come un uomo, come un santo, come un dio
per me ci sono sempre i come e non ci sono io.

Per tutte quelle cose buone che non ho ammazzato
chissà nella mia vita quante maschere ho costruito
queste maschere ormai sono una cosa mia
che dolore, che fatica buttarle via.

Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io.

Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io.




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12 ottobre 2008

La presa del potere di Gaber - Luporini

[parlato]: Un mastino. Un mastino nero, lucido, metallico. Un cane mastino con un occhio solo, vitreo, in mezzo alla fronte. Una mano che schiaccia un bottone. Dall'occhio del mastino parte un fascio di luce intensa, verdastra, elettrica...
Psss... psss... psss...

Avvolti in lucidi mantelli
guanti di pelle, sciarpa nera
hanno le facce mascherate
le scarpe a punta lucidate
sono nascosti nella sera.

Non fanno niente, stanno fermi
sono alle porte di Milano
con dei grossissimi mastini
che stan seduti ai loro piedi
e loro tengono per mano.

Han circondato la città
la stan guardando da lontano
sono imponenti e silenziosi.
Chi sono? Chi sono?
I laureati e gli studiosi.

E l'Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar
e l'Italia rideva e cantava.

Psss... psss...
Ora si muovono sicuri
coi loro volti mascherati
gli sguardi fissi, minacciosi
vengono avanti silenziosi
i passi lenti, cadenzati.

Portano strane borse nere
piene di oggetti misteriosi
e senza l'ombra di paura
stanno occupando i punti chiave
tengono in pugno la Questura.

Dagli occhi chiari dei mastini
parte una luce molto intensa
che lascia tutti ipnotizzati.
Chi sono? Chi sono?
L'intellighenzia e gli scienziati.

E l'Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar
e l'Italia rideva e cantava.

Psss... psss...
Ora lavorano più in fretta
hanno moltissimi alleati
hanno occupato anche la RAI
le grandi industrie, gli operai
anche le scuole e i sindacati.

Ora si tolgono i mantelli
son già sicuri di aver vinto
anche le maschere van giù
ormai non ne han bisogno più
son già seduti in Parlamento.

Ora si possono vedere
sono una razza superiore
sono bellissimi e hitleriani.
Chi sono? Chi sono?
Sono i tecnocrati italiani.

[parlato]: Eins zwei, eins zwei, alles kaputt!

E l'Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar...




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6 ottobre 2008

Buonanotte Fiorellino (Francesco De Gregori)

Buonanotte, buonanotte amore mio
buonanotte tra il telefono e il cielo
ti ringrazio per avermi stupito
per avermi giurato che e` vero
il granturco nei campi e` maturo
ed ho tanto bisogno di te
la coperta e` gelata e l'estate e` finita
buonanotte, questa notte e` per te

Buonanotte, buonanotte fiorellino
buonanotte tra le stelle e la stanza
per sognarti devo averti vicino
e vicino non e` ancora abbastanza
ora un raggio di sole si e` fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto
tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di te`
buonanotte, questa notte e` per te

Buonanotte, buonanotte monetina
buonanotte tra il mare e la pioggia
la tristezza passera` domattina
e l'anello restera` sulla spiaggia
gli uccellini nel vento non si fanno mai male
hanno ali piu` grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole
buonanotte, questa notte e` per te.




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6 ottobre 2008

Agosto (Boris Pasternak) ?????? (????? ?????????)

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Questa poesia che per i computer italiani sarà completamente illeggibile vuole essere un omaggio a quella parte della blogsfera globale che con fatica può accedere ad internet; la traduzione italiana della poesia Agosto di pasternak, la trovate qui. Buona lettura.




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5 ottobre 2008

E NON CHIEDERE NULLA (David Maria Turoldo)

Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:

il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.

E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:

ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.

Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l'umile gente
abbia ancora chi l'ascolta,
e trovino udienza le preghiere.

E non chiedere nulla.




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30 settembre 2008

L'attualità di Bob Kennedy

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."

Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas






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19 settembre 2008

Impossible To Tell by Robert Pinsky

to Robert Hass and in memory of Elliot Gilbert


Slow dulcimer, gavotte and bow, in autumn,
Bashõ and his friends go out to view the moon;
In summer, gasoline rainbow in the gutter,

The secret courtesy that courses like ichor
Through the old form of the rude, full-scale joke,
Impossible to tell in writing. "Bashõ"

He named himself, "Banana Tree": banana
After the plant some grateful students gave him,
Maybe in appreciation of his guidance

Threading a long night through the rules and channels
Of their collaborative linking-poem
Scored in their teacher's heart: live, rigid, fluid

Like passages etched in a microscopic cicuit.
Elliot had in his memory so many jokes
They seemed to breed like microbes in a culture

Inside his brain, one so much making another
It was impossible to tell them all:
In the court-culture of jokes, a top banana.

Imagine a court of one: the queen a young mother,
Unhappy, alone all day with her firstborn child
And her new baby in a squalid apartment

Of too few rooms, a different race from her neighbors.
She tells the child she's going to kill herself.
She broods, she rages. Hoping to distract her,

The child cuts capers, he sings, he does imitations
Of different people in the building, he jokes,
He feels if he keeps her alive until the father

Gets home from work, they'll be okay till morning.
It's laughter versus the bedroom and the pills.
What is he in his efforts but a courtier?

Impossible to tell his whole delusion.
In the first months when I had moved back East
From California and had to leave a message

On Bob's machine, I used to make a habit
Of telling the tape a joke; and part-way through,
I would pretend that I forgot the punchline,

Or make believe that I was interrupted--
As though he'd be so eager to hear the end
He'd have to call me back. The joke was Elliot's,

More often than not. The doctors made the blunder
That killed him some time later that same year.
One day when I got home I found a message

On my machine from Bob. He had a story
About two rabbis, one of them tall, one short,
One day while walking along the street together

They see the corpse of a Chinese man before them,
And Bob said, sorry, he forgot the rest.
Of course he thought that his joke was a dummy,

Impossible to tell--a dead-end challenge.
But here it is, as Elliot told it to me:
The dead man's widow came to the rabbis weeping,

Begging them, if they could, to resurrect him.
Shocked, the tall rabbi said absolutely not.
But the short rabbi told her to bring the body

Into the study house, and ordered the shutters
Closed so the room was night-dark. Then he prayed
Over the body, chanting a secret blessing

Out of Kabala. "Arise and breathe," he shouted;
But nothing happened. The body lay still. So then
The little rabbi called for hundreds of candles

And danced around the body, chanting and praying
In Hebrew, then Yiddish, then Aramaic. He prayed
In Turkish and Egyptian and Old Galician

For nearly three hours, leaping about the coffin
In the candlelight so that his tiny black shoes
Seemed not to touch the floor. With one last prayer

Sobbed in the Spanish of before the Inquisition
He stopped, exhausted, and looked in the dead man's face.
Panting, he raised both arms in a mystic gesture

And said, "Arise and breathe!" And still the body
Lay as before. Impossible to tell
In words how Elliot's eyebrows flailed and snorted

Like shaggy mammoths as--the Chinese widow
Granting permission--the little rabbi sang
The blessing for performing a circumcision

And removed the dead man's foreskin, chanting blessings
In Finnish and Swahili, and bathed the corpse
From head to foot, and with a final prayer

In Babylonian, gasping with exhaustion,
He seized the dead man's head and kissed the lips
And dropped it again and leaping back commanded,

"Arise and breathe!" The corpse lay still as ever.
At this, as when Bashõ's disciples wind
Along the curving spine that links the renga

Across the different voices, each one adding
A transformation according to the rules
Of stasis and repetition, all in order

And yet impossible to tell beforehand,
Elliot changes for the punchline: the wee
Rabbi, still panting, like a startled boxer,

Looks at the dead one, then up at all those watching,
A kind of Mel Brooks gesture: "Hoo boy!" he says,
"Now that's what I call really dead." O mortal

Powers and princes of earth, and you immortal
Lords of the underground and afterlife,
Jehovah, Raa, Bol-Morah, Hecate, Pluto,

What has a brilliant, living soul to do with
Your harps and fires and boats, your bric-a-brac
And troughs of smoking blood? Provincial stinkers,

Our languages don't touch you, you're like that mother
Whose small child entertained her to beg her life.
Possibly he grew up to be the tall rabbi,

The one who washed his hands of all those capers
Right at the outset. Or maybe he became
The author of these lines, a one-man renga

The one for whom it seems to be impossible
To tell a story straight. It was a routine
Procedure. When it was finished the physicians

Told Sandra and the kids it had succeeded,
But Elliot wouldn't wake up for maybe an hour,
They should go eat. The two of them loved to bicker

In a way that on his side went back to Yiddish,
On Sandra's to some Sicilian dialect.
He used to scold her endlessly for smoking.

When she got back from dinner with their children
The doctors had to tell them about the mistake.
Oh swirling petals, falling leaves! The movement

Of linking renga coursing from moment to moment
Is meaning, Bob says in his Haiku book.
Oh swirling petals, all living things are contingent,

Falling leaves, and transient, and they suffer.
But the Universal is the goal of jokes,
Especially certain ethnic jokes, which taper

Down through the swirling funnel of tongues and gestures
Toward their preposterous Ithaca. There's one
A journalist told me. He heard it while a hero

Of the South African freedom movement was speaking
To elderly Jews. The speaker's own right arm
Had been blown off by right-wing letter-bombers.

He told his listeners they had to cast their ballots
For the ANC--a group the old Jews feared
As "in with the Arabs." But they started weeping

As the old one-armed fighter told them their country
Needed them to vote for what was right, their vote
Could make a country their children could return to

From London and Chicago. The moved old people
Applauded wildly, and the speaker's friend
Whispered to the journalist, "It's the Belgian Army

Joke come to life." I wish I could tell it
To Elliot. In the Belgian Army, the feud
Between the Flemings and Walloons grew vicious,

So out of hand the army could barely function.
Finally one commander assembled his men
In one great room, to deal with things directly.

They stood before him at attention. "All Flemings,"
He ordered, "to the left wall." Half the men
Clustered to the left. "Now all Walloons," he ordered,

"Move to the right." An equal number crowded
Against the right wall. Only one man remained
At attention in the middle: "What are you, soldier?"

Saluting, the man said, "Sir, I am a Belgian."
"Why, that's astonishing, Corporal--what's your name?"
Saluting again, "Rabinowitz," he answered:

A joke that seems at first to be a story
About the Jews. But as the renga describes
Religious meaning by moving in drifting petals

And brittle leaves that touch and die and suffer
The changing winds that riffle the gutter swirl,
So in the joke, just under the raucous music

Of Fleming, Jew, Walloon, a courtly allegiance
Moves to the dulcimer, gavotte and bow,
Over the banana tree the moon in autumn--

Allegiance to a state impossible to tell. 




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