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  icaroflyon La Verità non è una pietra preziosa,che si possa mettere in tasca e portare via con se. E' un mare immenso nel quale sprofondare» (Musil, L'uomo senza qualità)
 
Dialoghi
 













Anna ed Io

Ego scriptor








All together

I was alone in my bed


and I couldn't understand
what I will do in my life
cause it was out of sight.

I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul.
I can't perceive my low arms
paralysed by frailties things,
and my brain decline with others
amassed in the culture conformism.
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
I was alone in the bad
of  baby-killers full armed
in a world bursting of war,
and in all faces, wasn't love…
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and the world stay on a reef
by defiance of international law, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do...
_


Tomorrow is best than today
Tomorrow come from our brain
Tomorrow is best than today
Tomorrow we're living on way
Tomorrow is best than today
 
 



La canzone popolare

Alzati che si sta alzando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu, ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te, mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per  non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito  più vecchio
e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
alzati che sta passando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da cantare ancora, si capirà.




Ballata della Speranza


David Maria Turoldo

Tempo del primo avvento


tempo del secondo avvento
sempre tempo d'avvento:
esistenza, condizione
d'esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l'albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora 
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell'intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l'innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d'esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l'amante
che ha l'amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
- il silenzio delle origini -
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
- finito questo vaniloquio! -
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell'attimo dicessimo
quest'unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall'oriente
fino all'occidente così sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo - perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest'unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
- Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d'amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
- Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest'unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest'unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
"ecco, già nuove sono fatte tutte le cose"
allora canteremo
allora ameremo
allora allora...

I Limoni
Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli 
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose 
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo 
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.



Sogna Ragazzo Sogna
Roberto Vechioni


E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte:
io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.

Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello:
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.


Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole o non vive più;
sogna, ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu ...


Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu;
sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone
non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu...


Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre:
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita:
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.

E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere;
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna.
quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più:
sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà 1'amore,
passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu.

Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria.
tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania.
manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.


Ciao Amore Ciao
Luigi Tenco

 

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


Notte prima degli esami
Antonello Venditti

 

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.


I migliori anni della nostra vita
Renato Zero

 

Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa
e che bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa
tu come un gentiluomo
ed io come una sposa
mentre fuori dalla finestra
si alza in volo soltanto la polvere,
c'è aria di tempesta.
Sarà che noi due
siamo di un altro lontanissimo pianeta
ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta
tutti vogliono tutto per poi accorgersi
che è niente,
noi non faremo come l'altra gente
questi sono e resteranno per sempre
i migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.

Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e nudi
come pugili dopo un incontro
come gli ultimi sopravvissuti,
forse un giorno scopriremo
che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza
in realtà non è mai esistita.
I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita.

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.


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4 febbraio 2008

L. 22 maggio 1978, n. 194. Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. (Ed ora apriamo il dibattito sul blog...............)

1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

2. I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405 (2), fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:
a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;
b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;
c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);
d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza.
I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile e’ consentita anche ai minori.

3. Anche per l'adempimento dei compiti ulteriori assegnati dalla presente legge ai consultori familiari, il fondo di cui all'articolo 5 della legge 29 luglio 1975, n. 405 (2), e’ aumentato con uno stanziamento di L. 50.000.000.000 annui, da ripartirsi fra le regioni in base agli stessi criteri stabiliti dal suddetto articolo.
Alla copertura dell'onere di lire 50 miliardi relativo all'esercizio finanziario 1978 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nel capitolo 9001 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per il medesimo esercizio. Il Ministro del tesoro e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio.

4. Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 (2), o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia (2/cost).

5. Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell'esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l'interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.
Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all'articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna puo’ presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate (2/cost).

6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

7. I processi patologici che configurino i casi previsti dall'articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell'ente ospedaliero in cui deve praticarsi l'intervento, che ne certifica l'esistenza. Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti. Il medico e’ tenuto a fornire la documentazione sul caso e a comunicare la sua certificazione al direttore sanitario dell'ospedale per l'intervento da praticarsi immediatamente.
Qualora l'interruzione della gravidanza si renda necessaria per imminente pericolo per la vita della donna, l'intervento può essere praticato anche senza lo svolgimento delle procedure previste dal comma precedente e al di fuori delle sedi di cui all'articolo 8. In questi casi, il medico e’ tenuto a darne comunicazione al medico provinciale. Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.

8. L'interruzione della gravidanza e’ praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale tra quelli indicati nell'articolo 20 della legge 12 febbraio 1968, numero 132 (3), il quale verifica anche l'inesistenza di controindicazioni sanitarie. Gli interventi possono essere altresi’ praticati presso gli ospedali pubblici specializzati, gli istituti ed enti di cui all'articolo 1, penultimo comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132 (3), e le istituzioni di cui alla legge 26 novembre 1973, numero 817 (3), ed al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1958, n. 754, sempre che i rispettivi organi di gestione ne facciano richiesta.
Nei primi novanta giorni l'interruzione della gravidanza può essere praticata anche presso case di cura autorizzate dalla regione, fornite di requisiti igienico-sanitari e di adeguati servizi ostetrico-ginecologici. Il Ministro della sanità con suo decreto limiterà la facoltà delle case di cura autorizzate, a praticare gli interventi di interruzione della gravidanza, stabilendo:
1) la percentuale degli interventi di interruzione della gravidanza che potranno avere luogo, in rapporto al totale degli interventi operatori eseguiti nell'anno precedente presso la stessa casa di cura;
2) la percentuale dei giorni di degenza consentiti per gli interventi di interruzione della gravidanza, rispetto al totale dei giorni di degenza che nell'anno precedente si sono avuti in relazione alle convenzioni con la regione. Le percentuali di cui ai punti 1) e 2) dovranno essere non inferiori al 20 per cento e uguali per tutte le case di cura. (4).
Le case di cura potranno scegliere il criterio al quale attenersi, fra i due sopra fissati. Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresi’ poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unita’ socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione.
Il certificato rilasciato ai sensi del terzo comma dell'articolo 5 e, alla scadenza dei sette giorni, il documento consegnato alla donna ai sensi del quarto comma dello stesso articolo costituiscono titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero.

9. Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non e’ tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l'esecuzione di tali prestazioni. L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.
L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attivita’ ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attivita’ specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalita’ previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilita’ del personale.
L'obiezione di coscienza non puo’ essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attivita’ ausiliarie quando, data la particolarita’ delle circostanze, il loro personale intervento e’ indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L'obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l'ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l'interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.

10. L'accertamento, l'intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all'articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386 (3/a). Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonche’ per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all'assistenza mutualistica.
Le prestazioni sanitarie e farmaceutiche non previste dai precedenti commi e gli accertamenti effettuati secondo quanto previsto dal secondo comma dell'articolo 5 e dal primo comma dell'articolo 7 da medici dipendenti pubblici, o che esercitino la loro attivita’ nell'ambito di strutture pubbliche o convenzionate con la regione, sono a carico degli enti mutualistici, sino a che non sara’ istituito il servizio sanitario nazionale.

11. L'ente ospedaliero, la casa di cura o il poliambulatorio nei quali l'intervento e’ stato effettuato sono tenuti ad inviare al medico provinciale competente per territorio una dichiarazione con la quale il medico che lo ha eseguito da’ notizia dell'intervento stesso e della documentazione sulla base della quale e’ avvenuto, senza fare menzione dell'identita’ della donna. Le lettere b) e f) dell'articolo 103 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (4), sono abrogate.

12. La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge e’ fatta personalmente dalla donna. Se la donna e’ di eta’ inferiore ai diciotto anni, per l'interruzione della gravidanza e’ richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potesta’ o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potesta’ o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volonta’, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, puo’ autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.
Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potesta’ o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l'esistenza delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell'interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all'articolo 7, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potesta’ o la tutela (2/cost).

13. Se la donna e’ interdetta per infermita’ di mente, la richiesta di cui agli articoli 4 e 6 puo’ essere presentata, oltre che da lei personalmente, anche dal tutore o dal marito non tutore, che non sia legalmente separato. Nel caso di richiesta presentata dall'interdetta o dal marito, deve essere sentito il parere del tutore. La richiesta presentata dal tutore o dal marito deve essere confermata dalla donna.
Il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, trasmette al giudice tutelare, entro il termine di sette giorni dalla presentazione della richiesta, una relazione contenente ragguagli sulla domanda e sulla sua provenienza, sull'atteggiamento comunque assunto dalla donna e sulla gravidanza e specie dell'infermita’ mentale di essa nonche’ il parere del tutore, se espresso. Il giudice tutelare, sentiti se lo ritiene opportuno gli interessati, decide entro cinque giorni dal ricevimento della relazione, con atto non soggetto a reclamo. Il provvedimento del giudice tutelare ha gli effetti di cui all'ultimo comma dell'articolo 8.

14. Il medico che esegue l'interruzione della gravidanza e’ tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonche’ a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignita’ personale della donna. In presenza di processi patologici, fra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro, il medico che esegue l'interruzione della gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli necessari per la prevenzione di tali processi.

15. Le regioni, d'intesa con le universita’ e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche piu’ moderne, piu’ rispettose dell'integrita’ fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative all'educazione sessuale, al decorso della gravidanza, al parto, ai metodi anticoncezionali e alle tecniche per l'interruzione della gravidanza. Al fine di garantire quanto disposto dagli articoli 2 e 5, le regioni redigono un programma annuale d'aggiornamento e di informazione sulla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale.

16. Entro il mese di febbraio, a partire dall'anno successivo a quello dell'entrata in vigore della Presente legge, il Ministro della sanita’ presenta al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro. Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero.

17. Chiunque cagiona ad una donna per colpa l'interruzione della gravidanza e’ punito con la reclusione da tre mesi a due anni. Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro e’ punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla meta’. Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto e’ commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena e’ aumentata.

18. Chiunque cagiona l'interruzione della gravidanza senza il consenso della donna e’ punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l'inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l'interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna. Detta pena e’ diminuita fino alla meta’ se da tali lesioni deriva l'acceleramento del parto. Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale e’ grave questa ultima pena e’ diminuita. Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna e’ minore degli anni diciotto.

19. Chiunque cagiona l'interruzione volontaria della gravidanza senza l'osservanza delle modalita’ indicate negli articoli 5 o 8, e’ punito con la reclusione sino a tre anni. La donna e’ punita con la multa fino a lire centomila. Se l'interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l'accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell'articolo 6 o comunque senza l'osservanza delle modalita’ previste dall'articolo 7, chi la cagiona e’ punito con la reclusione da uno a quattro anni. La donna e’ punita con la reclusione sino a sei mesi. Quando l'interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l'osservanza delle modalita’ previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona e’ punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla meta’. La donna non e’ punibile. Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni; se la lesione personale e’ grave questa ultima pena e’ diminuita. Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma.

20. Le pene previste dagli articoli 18 e 19 per chi procura l'interruzione della gravidanza sono aumentate quando il reato e’ commesso da chi ha sollevato obiezione di coscienza ai sensi dell'articolo 9.

21. Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 326 del codice penale, essendone venuto a conoscenza per ragioni di professione o di ufficio, rivela l'identita’ - o comunque divulga notizie idonee a rivelarla - di chi ha fatto ricorso alle procedure o agli interventi previsti dalla presente legge, e’ punito a norma dell'articolo 622 del codice penale.

22. Il titolo X del libro II del codice penale e’ abrogato. Sono altresi’ abrogati il n. 3) del primo comma e il n. 5) del secondo comma dell'articolo 583 del codice penale. Salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, non e’ punibile per il reato di aborto di donna consenziente chiunque abbia commesso il fatto prima dell'entrata in vigore della presente legge, se il giudice accerta che sussistevano le condizioni previste dagli articoli 4 e 6.




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21 giugno 2007

L'allegoria della caverna di Platone di Maria Chiara Pievatolo

All’inizio del VII libro della Repubblica, Socrate ricorre all’allegoria della caverna per spiegare a Glaucone la differenza fra la paidéia – l’educazione o la cultura – e l’apaideusia. (514a)

Si immaginino – racconta Socrate – degli uomini chiusi fin da bambini in una grande dimora sotterranea, incatenati in modo tale da permettere loro di guardare solo davanti a sé. Dietro di loro brilla, alta e lontana, la luce di un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri corre una strada con un muretto. Su questa strada delle persone trasportano utensili, statue e ogni altro genere di oggetti; alcuni dei trasportatori parlano, altri no. Chi sta nella caverna, non avendo nessun termine di confronto e non potendo voltarsi, crederà che le ombre degli oggetti proiettate sulla parete di fondo siano la realtà (ta onta); e che gli echi delle voci dei trasportatori siano le voci delle ombre (514a ss.).

Per un prigioniero, lo scioglimento e la guarigione dai vincoli e dalla aphrònesis (mancanza di discernimento) sarebbe una esperienza dolorosa e ottenebrante. Il suo sguardo, abituato alle ombre, rimarrebbe abbagliato: se gli si chiedesse – con la tipica domanda socratica – di dire che cosa sono gli oggetti trasportati, non saprebbe rispondere, e continuerebbe a ritenere più chiare e più vere le loro ombre proiettate sulla parete. Per lui sarebbe difficile capire che sta guardando cose che godono di una realtà o verità maggiore (mallon onta) rispetto alle loro proiezioni.

Il dolore aumenterebbe se fosse costretto a guardare direttamente la luce del fuoco. E se fosse trascinato fuori dalla grotta, per la ripida salita, e dovesse affrontare la luce del sole, la sua sofferenza e riluttanza si accrescerebbe ancora. La sua acclimatazione al mondo esterno dovrebbe essere graduale: prima dovrebbe imparare a discernere le ombre, le immagini delle cose riflesse nell’acqua, e poi direttamente gli oggetti. Il cielo e i corpi celesti dovrebbe cominciare a guardarli di notte, e solo in seguito anche di giorno.

Una volta ambientatosi, potrebbe cominciare a ragionare sul mondo esterno, sulla sua struttura, e sul ruolo che ha in esso il sole. Solo allora il prigioniero liberato, ricordandosi dei suoi compagni di prigionia e della loro conoscenza, potrebbe ritenersi felice per il cambiamento. Ma se ritornasse nella caverna, i suoi occhi, abituati alla luce, sarebbero quasi ciechi. I compagni lo deriderebbero, direbbero che si è rovinato la vista, e penserebbero che non vale la pena di uscire dalla caverna. E se qualcuno cercasse di scioglierli e di farli salire in superficie, arriverebbero ad ammazzarlo. Uccidere chi viene dall’esterno è facile, perché, essendo quest’uomo abituato alla gran luce dell’esterno, sarebbe costretto a contendere nei tribunali o altrove sulle ombre del giusto, con persone che la dikaiosyne non l’hanno veduta mai (515c ss).

L’allegoria si può aprire con più di una chiave: essa rappresenta, per esempio, la storia della vita e della morte di Socrate, e illustra perché la filosofia si trovi in contrasto con le città reali. Nel testo, tuttavia, Socrate indica esplicitamente la sua finalità: spiegare che cosa si intende per paidéia – in una maniera tale da rendere impossibile l’equivoco fra la cultura come paidéia e la cultura in senso antropologico.

La condizione dei prigionieri è la condizione di tutti noi, in quanto veniamo ad esistere in uno spazio e in un tempo delimitato e circoscritto, e in una situazione culturale già strutturata secondo modalità e immagini che non abbiamo creato noi. Nessuno nasce fuori dalla caverna: come esseri finiti, veniamo ad essere soltanto nella condizione della storia. La caverna, in questo senso, non è una delimitazione evitabile, imposta dall’arbitrio di qualcuno: la prima “cultura” che necessariamente ci forma è quella in senso antropologico. A questo elemento strutturale, dovuto alla nostra finitezza e storicità, si aggiunge un elemento umano: all’imboccatura della caverna qualcuno proietta ombre e fa risuonare echi, in maniera tanto convincente che i prigionieri, all’interno, li scambiano per la realtà. Non ci viene detto se queste proiezioni siano o no intenzionali e rispondano a un progetto deliberato di manipolazione delle menti tramite il controllo mediatico di ciò che appare come realtà. Ma questo silenzio rende l’allegoria tanto più efficace, in quanto mostra che la limitazione e il controllo dell’accessibilità dell’informazione, in connessione con i vincoli strutturali connessi alla storicità delle creature finite, producono in ogni caso, lo si voglia o no, manipolazione delle menti.

Il mondo chiaroscurale della doxa, cioè dell’apparenza o del sapere di seconda mano, è il mondo in cui ha necessariamente inizio la nostra conoscenza: in questo mondo si nasce, e solo a partire da questo mondo si può cominciare a conoscere. Ma una conoscenza che non mette in questione se stessa, interrogandosi sull’ambiente culturale in cui si forma e sulle modalità e sui limiti dell’accesso all’informazione, è destinata ad rimanere provinciale e manipolabile. Le modalità di conoscenza determinano anche i caratteri della comunità politica: il mondo della caverna è un mondo chiuso e circoscritto, nel quale ha luogo una condizionamento cognitivo tanto più efficace in quanto poco evidente. Le comunità politiche particolari, poiché sono storiche, nascono necessariamente in ambienti particolari e circoscritti. Tuttavia, quello che ci troviamo a sapere per destinazione antropologica e per determinazione mediatica non è identico a quello che possiamo conoscere sulla base di un impegno personale.

Alcuni sostengono – afferma Socrate spiegando la sua allegoria – che nella psyché non c’è scienza (epistéme). Istruire, nella loro prospettiva, significa semplicemente informare, «quasi ponendo la vista in occhi ciechi» (518b-c). Ma il discorso che abbiamo fatto ora, indica che la dynamis o potenzialità di imparare è insita nella psiche di ognuno, e richiede un coinvolgimento personale, perché si tratta di passare dal mondo di ciò che diviene alla visione di ciò che è e della sua parte più fulgida, il bene (518c-d).

L’insegnamento è una techne di conversione, nel senso letterale del termine: non si tratta di dare alle persone informazioni o capacità che non possiedono, ma di indurle a voltarsi dalla parte giusta, in modo da permetter loro di far uso di una facoltà che già hanno. Mentre le altre virtù dell’anima, come quelle del corpo, si acquistano con l’abitudine e l’esercizio, la capacità di discernere è una dote personale che non perde mai la sua virtù, ma per effetto della conversione etica diventa utile oppure nociva (518e-519a). Le virtù etiche possono essere frutto di esercizio, e possono essere prodotti culturalmente condizionati e variabili; la capacità di conoscere, che non può essere infusa dall’esterno, è invece una espressione genuina dell’autonomia delle persone – quella che illumina e rende autentiche le altre virtù, quando sono presenti.

Se la paidéia fosse da intendere come una trasmissione meccanica di nozioni discrete, non sarebbe possibile la liberazione dalla caverna, cioè l’avvio di un percorso di conoscenza critico e autonomo. Se imparare significasse semplicemente acquisire informazioni da una fonte esterna, sarebbe impossibile trascendere ciò che ci è stato fatto sapere. L’informazione sarebbe a buon diritto soggetta a proprietà privata, ma la manipolazione delle menti – deliberata o no – sarebbe totale. Sarebbe infatti impossibile che qualcuno andasse oltre gli echi e le ombre che vengono offerti alla sua percezione, per interrogarsi sulla struttura che ne permette la proiezione: non solo non esisterebbe una filosofia – se per filosofia intendiamo la critica della ragione – ma non ci potrebbe neppure essere una antropologia culturale.

Se invece per paidéia si intende l’esito di un progetto deliberato, al di là della determinazione antropologica, essa si deve basare sul presupposto dell’autonomia della ragione, vale a dire sulla capacità di trascendere criticamente la propria condizione antropologico-culturale. Questa capacità permette anche di valutare l’informazione che si riceve, in relazione al modo in cui viene prodotta – e dunque di sottrarsi alla manipolazione delle menti dovuta, se non alle intenzioni di chi sta all’imbocco della caverna, alla sua stessa struttura. Nell’allegoria non viene spiegato come mai alcuni prigionieri si trovano liberati dai ceppi e cominciano la salita verso il mondo aperto, ma viene chiarito soltanto in che modo la maggioranza è indotta a credere nelle ombre proiettate sulla parete. Il condizionamento e la manipolazione culturale, infatti, possono essere intesi come processi quasi deterministici, soggetti a spiegazione; la risposta alla vocazione a pensare da sé, di contro, non può coerentemente essere spiegata in modo causale.

La cultura come paidéia si fonda sulla libertà della conoscenza, sia in senso soggettivo, sia in senso oggettivo. Liberarsi dalle catene e uscire dalla caverna significa liberarsi anche dall’autorità “di posizione” di coloro che controllano i mezzi di comunicazione, e dunque governano l’informazione ricevuta dai prigionieri. E significa anche, in un senso più profondo, non accettare più che delle condizioni strutturali – trovarsi nel fondo della caverna oppure al suo ingresso – legittimino, implicitamente, delle forme di autorevolezza culturale. Lo stesso Platone che pure ha teorizzato la menzogna fenicia, prende tanto sul serio l’autonomia richiesta della paidéia che si guarda bene dal suggerire al prigioniero liberato di convincere i suoi vecchi compagni mettendosi sulla soglia della caverna a proiettare ombre. L’unica autorevolezza culturale accettabile, in un regime di piena libertà della conoscenza, è quella di chi, in luogo di trasmettere meccanicamente contenuti che sarebbero comunque facilmente reperibili, sa mettersi in gioco alla pari con gli altri e riesce a indicare “da che parte voltarsi”. In una sfera dell’informazione resa complessa dalla mancanza di filtri precostituiti, la capacità di orientare alla ricerca e alla selezione dell’informazione rimarrebbe indispensabile e preziosa.




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21 luglio 2006

Afghanistan, segreto di Stato, Bush e calcio: intervista al premier di Gianni Riotta

Romano Prodi (Fotogramma)ROMA — L'antipasto del presidente è semplice, una fetta di pane fresco con poche gocce di aceto balsamico di Scandiano. Guarda la Colonna Traiana che riempie la finestra, «Quelle erano guerre senza proporzione. Roma si metteva in marcia e poteva distruggere un popolo intero. Il mondo è cambiato, ma dolore, morale, restano questioni centrali». Il presidente del Consiglio Romano Prodi fa colazione con il suo staff ed esamina le questioni del giorno, la storia che è ancora cronaca, non fissata nella pietra come nella Colonna dell'imperatore Traiano e su cui ogni leader politico spera di intervenire.
«La fiducia sull'Afghanistan? Non so se sarà necessario chiederla. Leggo sui giornali di scricchiolii ma sa cosa?, io consideravo il passaggio sulle cellule staminali al Senato più complesso del voto sulla missione a Kabul. C'era da regolare le decisioni italiane in sede europea e ce l'abbiamo fatta. Rotture? Ne leggo, ma invece voglio ringraziare i nostri parlamentari. Tutti. Perché l'opposizione sta facendo ostruzionismo, un filibustering che noi non abbiamo mai praticato. Hanno il pieno diritto di seguire questa linea di condotta, beninteso, "this is democracy" la democrazia è così, diceva scherzando George Bush quando ci siamo visti a San Pietroburgo. Eppure noi continuiamo tranquillamente. Ci sono stati quattro casi di coscienza sull'Afghanistan, è vero. Ma siamo ancora qui mi pare. Avessimo vinto le elezioni con più agio sarebbe stato più facile, ma così è più thrilling, c'è più avventura. Vuole la verità? È più sexy!». Prodi ha una camicia a righe e una cravatta celeste, i suoi collaboratori ne seguono la conversazione, come sempre pacata, scandita, con la tradizionale ansia di chi lavora con i leader: dirà troppo? dirà troppo poco? Il presidente li coinvolge nella conversazione, ne ascolta i suggerimenti, e poi continua, secondo il suo filo. «Faticheremo certo, ma se qualcuno si illude che interromperemo le riforme presto prenderà atto di sbagliarsi. Ho letto oggi l'articolo di fondo sul Corriere del professor Mario Monti e...».
Presidente, prima di andare ai tassisti, restiamo ancora nel mondo: Israele sotto attacco degli Hezbollah, i raid contro il Libano, morti civili, profughi. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, alla Camera, ha detto che «le ipotesi di coinvolgimento» di Iran e Siria «nell'attuale crisi sono per noi difficili da verificare». Nella sua intervista al Corriere, il primo ministro libanese Fuad Siniora sostiene che «non è un mistero per nessuno che l'Hezbollah risponde alle agende politiche di Teheran e Damasco». Lei che opinione s'è fatta? «È giudizio condiviso che siriani e iraniani siano attivamente impegnati nel sostegno di Hezbollah, sia con finanziamenti, che con la fornitura di armi, missili soprattutto. Ordigni a volte rudimentali, ma purtroppo in quell'area le distanze sono ridotte con effetti micidiali. Che politica impiegare per recidere questo rapporto non è chiaro. Ho parlato a lungo con Olmert, Siniora, con il leader siriano Assad e Larijani a Teheran. Sono colloqui franchi. La diplomazia non deve diventare ipocrisia. Ho chiesto a Larijani come intendono rapportarsi con l'Occidente, ho chiesto conto dei discorsi del presidente Ahmadinejad e della volontà dell'Iran di prender tempo nella trattativa internazionale per il disarmo nucleare. Oggi ho ricevuto il figlio di Hariri, l'ex premier libanese la cui morte in un attentato ha riaperto la crisi. Se Iran e Siria, come pensiamo, agiscono dietro le quinte come reagire? Ho riferito a ogni leader le conversazioni fatte con gli altri, ho informato tutti che l'Italia avrebbe svolto questo ruolo di facilitatore non di mediatore, nell'assoluta trasparenza. Oggi Siniora è la vittima di uno scontro che non riesce a gestire in modo sufficientemente autonomo. Israele non si fermerà adesso, ma è necessario che al cessate il fuoco siamo tutti pronti a fare il nostro dovere. L'amministrazione del presidente George W. Bush 2006 non è quella del presidente Bush 2001. I giornali hanno scritto che, a Pietroburgo, Bush mi ha detto "Mi sarei sorpreso se non ti fossi ritirato dall'Iraq". Invece mi ha detto "Sarei stato disappointed", deluso, perché, a suo giudizio avrei mancato alla parola data agli elettori. Anzi ha aggiunto, sorridendo, "Caro Romano sull'idea di richiamare le truppe da Bagdad hai vinto le elezioni e quindi non potevi tirarti indietro!". Ora il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e il premier laburista inglese Tony Blair hanno avanzato una proposta di intermediazione che può essere determinante e che le parti in conflitto non hanno ancora accettato, ma neppure respinto. Se Condoleezza Rice, un segretario di stato pragmatico, non ideologico, avrà successo nella missione che si accinge a compiere in Medio Oriente, una tregua sarà possibile. Bush mi ha chiesto, conosci Assad? E gli ho detto, sì, e conoscevo anche suo padre. E lui: anche mio padre l'ha incontrato, un osso duro!».
Davanti alle immagini della guerra in Medio Oriente, c'è in Prodi una doppia reazione, l'angoscia per il da farsi e per lo stop che il conflitto lungo 60 anni pone a tutti gli altri dossier mondiali: «Dovremmo parlare di Asia, di Europa, del rapporto perfetto che abbiamo con la Merkel a Berlino, e che nemmeno quel gol di Grosso al 118' della semifinale non ha spezzato. Dovremmo parlare di voli diretti Roma-Pechino, di turismo dalla Cina, e di Banca del Mediterraneo. Invece tutto fermo». Il mondo è grande e terribile, presidente. Ma anche governare i tassì non è semplice. Chi ha vinto, a proposito, il governo o i tassisti? «Se lei legge i comunicati i tassisti, senza dubbio. Se però legge le norme approvate ha vinto il governo. Entro sei mesi i sindaci avranno il potere e la responsabilità di migliorare un servizio, facendo risparmiare i cittadini. I turisti vengono spesso taglieggiati dalle tariffe selvagge e questo danneggia l'immagine del paese». E se invece farmacisti, già in sciopero, avvocati e notai imparano la lezione degli ultras che bloccare tutto paga perché Roma fa marcia indietro? «Allora: sono d'accordo con l'editoriale di Mario Monti. Alzo la posta, non alzo le mani. E stavolta non permetterò che si usino i media per anticipare soluzioni e far precipitare provvedimenti. Siamo chiari: se il mio governo rallenta l'azione riformista andrà a casa. Se la mantiene, con senso di responsabilità, riceverà il plauso dell'opinione pubblica. Io sono un ciclista, la bici è il mio simbolo. A buona andatura si resta saldi in sella, rallentando troppo si cade. Basta avere buoni freni in curva, ho imparato il ciclismo di velocità in pista dal grande Patrick Sercu, mi ha insegnato il surplace, quando si attende lo scatto dell'avversario, in equilibrio alla partenza. Bene, io credo che star fermi fa venire i crampi. Occorre scattare e provare a vincere. Il surplace non paga».
Il suo avversario, l'ex premier Silvio Berlusconi, sta facendo il suo surplace esidice convinto che lei andrà fuori pista alla Finanziaria. «Berlusconi ha detto che non ce l'avremmo fatta ad eleggere i presidenti della Camera e del Senato, che non ce l'avremmo fatta ad eleggere Giorgio Napolitano al Quirinale, che avremmo perso le elezioni locali e poi il referendum. Non ha detto solo che avremmo perduto il Mondiale di calcio e abbiamo vinto pure quello. La Finanziaria sarà approvata, come la missione in Afghanistan. Berlusconi dirà che qualcosa d'altro andrà male. Alla fine, prima o poi, ci prende, magari perdiamo il Tour de France».
Come ha trovato il discorso di Berlusconi alla Camera sull'Afghanistan? «Istituzionale». E c'è chi ha interpretato una dichiarazione del sottosegretario alla presidenza Enrico Letta come un invito a maggioranze allargate, mentre l'ex deputato Passigli di maggioranze variabili. Sarà così? Prodi corruccia la fronte, «È sbagliato, è brutto dire sbagliato, lo so, ma voglio chiarire che la mia maggioranza risponde a un disegno politico e se il mio governo perde si va a votare. Sono stato chiaro? Ma non è terribile che voi giornalisti perdiate tutto questo tempo con i retroscena, senza occuparvi di quel che accade sulla scena, dove mi pare non manchino gli argomenti. Il Nord, per esempio: ne parlate abbastanza? Non credo. Io verrò a Milano, per incontrare i presidenti Formigoni e Penati e il sindaco Moratti. L'Ocse ha appena pubblicato il suo rapporto su Milano metropoli, ne parlerete? Il governo si riunirà, simbolicamente, a Milano in autunno. Ma la stampa incalza politici, imprenditori, prova a stanare la società dallo status quo? ».
Presidente, il rapporto tra informazione e potere è delicato ovunque, da Bush e il New York Times, a Blair e la Bbc. In Italia siamo davanti alla vicenda del rapimento di Abu Omar. Si parla di segreto di stato. Che cosa accadrà? «Il segreto di stato è uno dei momenti più importanti del potere e dell'etica del governo. Non sono vicende di cui si parli a cuor leggero. Quel che voglio dire è che dobbiamo stare attenti a distinguere i singoli eventi dai processi storici. Non si possono mettere a rischio istituzioni le cui decisioni sono molto complesse, distruggere apparati dello stato che proteggono i cittadini. Io detesto, sempre, la demagogia. Farò dunque ogni sforzo perché la magistratura, che ha un compito di straordinaria importanza, possa svolgere serenamente il suo mandato, ma devo tener presente aspetti di sicurezza e integrità dello stato». Non è invece un segreto per nessuno che la gravidanza di questo benedetto partito democratico dura da oltre undici anni, malgrado il regalo di milioni di elettori alle primarie. Ieri il segretario dei Ds Piero Fassino ha proposto al leader della Margherita Francesco Rutelli di aderire al partito socialista europeo e se stavolta i «retroscenisti» dicono che non sembra una volata alla Sercu, non sbagliano. «Il partito democratico è la più grande occasione storica per l'unificazione delle forze riformiste che il nostro paese abbia mai conosciuto. Da un secolo, i riformisti italiani sono divisi e questo esito ha pesato sul nostro progresso. C'è chi pensa che basti fondere i grandi apparati dei due partiti, Margherita e Ds, e certo è una partenza. Ma è più importante fondere e intrecciare le culture politiche, farle comunicare. È la volontà delle primarie. I cittadini ci sorprendono sempre, non sono cinici, hanno passione, quella che talvolta manca nella classe dirigente. In Europa io ho visto, da presidente della Commissione, entrare nel partito popolare molte culture politiche diverse, anche troppo diverse tra loro. Un processo simile avverrà forse nel Partito socialista. Può darsi che un giorno finirà con il chiamarsi Partito socialista democratico europeo o qualcosa di simile. In ogni caso è assolutamente prematuro parlare, oggi, di questi problemi. Saranno maturi alla fine del processo di unificazione. Può darsi che talvolta, più in periferia che al centro, scatti la sindrome del vecchio film Una poltrona per due, ma non bloccherà la storia. Gli interessi sono importanti, ci mancherebbe, e perfino la lotta per le poltrone conta. Ma la passione dei riformisti deve prevalere».
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha debuttato con energia, dall'appello sulla sicurezza nei cantieri a quello sulle missioni di pace. «Non ne dubitavo. Percepisce gli avvenimenti con pazienza e speranza. Si definisce un pignolo, ma al parlamento europeo, lui, un veterano, seguiva i lavori con la costanza di un debuttante. E quando non era d'accordo con la Commissione scriveva, criticava, si faceva sentire. Certo che i suoi ideali di riformismo sono quelli che auspico per il partito democratico». Guardando il nostro paese non si vede troppa passione, presidente. Poca crescita, poco sviluppo, niente innovazione, pochi figli. «È il nostro male centrale. Lo scetticismo che si fa cinismo. La delusione di chi è sempre abituato a perdere. Per questo Fabio Grosso, il difensore della Nazionale, è diventato un simbolo. Ma attenti: rimproveriamo alla politica questo torpore, che è radicato anche nell'economia, tra le imprese, nelle banche che troppo spesso rinviano scelte indispensabili per paura di confrontarsi con i cambiamenti del mondo. Quel che mi piace della Spagna è come il governo e le aziende decidano con rapidità. Da noi, sulle fusioni bancarie, si medita da anni. Un mio amico mi ha raccontato un proverbio marinaio "Quando sei al largo, se non decidi tu, il mare decide per te". Vale per i nostri imprenditori e il mercato globale».
Almeno attorno al Mondiale un po' di passione s'è vista, in campo e fuori. Poi ci siamo risvegliati con il calcio degli scandali. «Spero che alla fine non sia solo il mio Bologna a pagare. Sono contento che non ci sia stata amnistia, che la Coppa del Mondo non abbia cancellato uno scandalo che ha umiliato milioni di sportivi. Pulizia e gioia, una buona ricetta. La giustizia deve decidere sul bene e sul male, nello sport e fuori. Rossi e Borrelli hanno per vice due donne, il ministro dello sport è una donna: saranno loro a rinnovare il calcio. Ma, qualunque sia la sentenza finale, non tollereremo scene come quella degli ultras alla stazione di Firenze, che hanno tagliato in due il paese, per ore. Sia chiaro. Ognuno dovrà agire con responsabilità». S'è fatto tardi, il caffé è freddo nelle tazzine, l'agenda del premier incalza. Niente vacanze, quest'anno? «Niente vacanze?» sgrana gli occhi Prodi, «l'anno passato ho speso le ferie sul programma, sono due anni che lavoro. Ho una bicicletta nuova, telaio in titanio, forcella in carbonio. Può scommetterci che la userò. Spero di andare un po' al cinema, anche se con la scorta è imbarazzante. Adoro Almodovar, sa parlare di politica con le sue commedie, in Tutto su mia madre si vedono gli ospedali spagnoli, gente che sgobba duro ma con allegria. E soprattutto mostra con orgoglio il proprio ambiente di lavoro. Un'identità nazionale formidabile. Libri da leggere non ne ho ancora messi in valigia, ma da qualche tempo riguardo Pascal. Abbiamo bisogno di un po' del suo spirito di geometria, e del suo spirito di finezza, no?».




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2 luglio 2005

Una bozza non inviata. (Chi non sa, non cerchi di intendere)

Cara Hannah,
mi è venuto in mano la versione data al classico di Tacito. E' interessante vedere come essa sia coniugabile con it tuo paper. Inoltre, ho pensato ad altre figure di Shakespeare: Lady Macbeth e quel pirla (pardon, per l'uso colorito della lingua) del suo marito. La moglie che usa il marito con lo scopo di trarne potere [attenta: parlo di leadership!!, n.d.a.). Il marito è come Eichman, è totalmente travolto dalla forza della moglie da non averne una sua. Da ciò: TACITO, "Annales" 6,22 Le cose umane avvengono per volere del destino, per necessità o per caso?




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29 giugno 2005

UN GRANDE RACCONTO: FATHER AND SON.

Padre:
Non è tempo di cambiare
Rilassati, prendila con calma
sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Hai ancora molte cose da conoscere
trovare una ragazza, sistemarti,
se vuoi puoi sposarti
Guarda me, sono vecchio,
ma sono felice

una volta ero come sei tu ora,
e so che non è facile
Rimanere calmi quando hai trovato
qualcosa che va
ma prendi il tuo tempo, pensa a lungo
Perché, pensa a tutto quello che hai avuto.
Per te sarà ancora qui il domani,
ma forse non i tuoi sogni.

Figlio:
Come posso provare a spiegare,
quando lo faccio, si volge altrove di nuovo
È sempre la stessa vecchia storia
Dal momento in cui potevo parlare,
mi fu ordinato di ascoltare
Ora c'è una strada e so
che devo andarmene
So che devo andare

Padre:
non è tempo di cambiare
Siediti, prendila con calma
sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Ci sono ancora molte cose da affrontare
trovare una ragazza, sistemarti,
Se vuoi puoi sposarti
Guarda me sono vecchio,
ma sono felice

Figlio:
tutte le volte che piansi,
tenendo tutto dentro di me
È dura, ma è anche dura
ignorare tutto
Se avevano ragione, ero d'accordo,
ma sono loro che tu conosci, non me
Ora c'è una strada e io so
che devo andarmene
So che devo andare




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27 giugno 2005

C'è solo la strada.

Cara Hannah,
questo stralcio di canzone di Giorgio Gaber tratto dal teatro canzone è dedicata a te...

Ciao,
Andrea


C'è solo la strada su cui puoi contare,
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
e gli angeli non danno appuntamenti
e anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti.

[...]

C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
in casa non si sentono le trombe,
in casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore e dalle bombe.

Giorgio Gaber




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9 giugno 2005

Fuori dalla Caverna (e non solo)...

Elisa: Figata!! Mi insultano sul forum!!! Vuol dire che ho colto nel segno. Ho già risposto, speriamo che mi pubblichino. Ho scelto come nick Stalin. Avrei preferito Koba, ma non tutti avrebbero capito. Stasera ho la direzione dei DS, qui a Cr. Ho preparato un intervento (lo sto preparando) che è pessimismo cosmico allo stato puro...purtroppo. Del resto, per me, l'unico vero progetto politico in cui si sarebbe dovuto investire è ormai distrutto. E mica solo per colpa di Rutelli (anche se, consentimelo, Francesco è veramente una fuffa). I DS sono stati bravi quasi quanto Rutelli! Diciamo che, probabilmente, adesso il re è nudo. Forse nessuno aveva creduto davvero nella FED (a parte qualche individuo di eccezione. tipo... tu... io... e Amato, ma vabè...) :-) Solo che non riesco a passare alla fase eroico- combattiva. Nel senso che, se anche a breve la baruffa dovesse rientrare, questi fenomeni da baraccone pensano davvero che riusciranno a vincere e a governare? Ora che la leadership di Prodi, oltretutto, è...più forte che mai... ah, mon dieu...w la deriva...

Andrea: Ma pensa che avevo creduto che ce l'avesse con me. Cose che capitano. Certo che con quel nickname non so se lo pubblicheranno, son pubblicani... per il resto sai come la penso... mi sembra di aver trovato lo specchio in cui riflettere il mio pensiero...

Elisa: bè, era ovviamente in senso ironico...a quanto pare il moderatore però ha colto l'ironia. Bè, adesso ho corretto un po' il tiro, e ho risposto all'ultimo post del tipo (anche se mi pare davvero strampalato e sconclusionato): ho spiegato con + chiarezza quello che penso, mi sono concentrata sull'opportunismo e ho pure spiegato perchè, nell'altro post, estremizzando, ho pensato a una deriva neocentrista (ipotesi che, tuttavia, mi dispiace ma non è affatto fuori dal mondo: non è fantapolitica). Non è da stalinisti dire che i partiti e i loro leader agiscono in modo strategico e opportunistico. Credo però che, su certe questioni, un buon politico dovrebbe avere un'etica: dovrebbe avere dei paletti, evitare di scadere troppo. Non è questo il caso di Rutelli; questo continuerò a pensarlo. Grazie per avermi supportato... Bè, dai, almeno così movimentiamo un po' il forum, altrimenti che noia. Ora andrò a nanna, però: sono le 2.15!!
 
Andrea: Spero tu abbia riposato bene. E che il tuo sonno non sia stato disturbato dalle fosche notturne spoglie degli astensionisti. Detto ciò. Oramai teniamo il monopolio. Abbiamo fatto cartello. Siamo peggio del patto di sindacato di RCS... Teniamo duro. Forza Elisa!!!

Elisa: dai, però, meno male che NOI abbiamo fatto cartello...quanto meno il livello del dibattito si è un pochettino alzato... (spocchia delle 23.59...)

Andrea: D'altronde siamo meglio del patto RCS. Abbiamo alzato il livello, non è spocchia, è lontananza dal servilismo acritico. Nulla di più.




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5 giugno 2005

Profezia che si autoadempie?

Elisa: Ieri sera ho ripreso in mano il libro di Salvati sul Partito democratico (2003). Sob, sob: è tragicamente attuale. Tutte le volte che scrive "ho avuto un incubo", oppure "se non dovesse andare così...non voglio nemmeno pensarci...", bè è stupefacente come si sia verificato praticamente tutto ciò che non era auspicabile.
L'Economist ci prende in giro in modo clamoroso...
mon dieu...
 
Andrea:
Non è profetico, è che Ferrara ha letto il libro di Salvati e poi, attraverso la palombella bianca, ha fatto il lifting celebrale al marito suo, capovolgendo la prospettiva di Salvati, ipostatizzando gli incubi.




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