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  icaroflyon La Verità non è una pietra preziosa,che si possa mettere in tasca e portare via con se. E' un mare immenso nel quale sprofondare» (Musil, L'uomo senza qualità)
 
Diario
 













Anna ed Io

Ego scriptor








All together

I was alone in my bed


and I couldn't understand
what I will do in my life
cause it was out of sight.

I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul.
I can't perceive my low arms
paralysed by frailties things,
and my brain decline with others
amassed in the culture conformism.
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
I was alone in the bad
of  baby-killers full armed
in a world bursting of war,
and in all faces, wasn't love…
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and the world stay on a reef
by defiance of international law, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do...
_


Tomorrow is best than today
Tomorrow come from our brain
Tomorrow is best than today
Tomorrow we're living on way
Tomorrow is best than today
 
 



La canzone popolare

Alzati che si sta alzando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu, ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te, mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per  non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito  più vecchio
e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
alzati che sta passando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da cantare ancora, si capirà.




Ballata della Speranza


David Maria Turoldo

Tempo del primo avvento


tempo del secondo avvento
sempre tempo d'avvento:
esistenza, condizione
d'esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l'albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora 
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell'intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l'innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d'esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l'amante
che ha l'amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
- il silenzio delle origini -
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
- finito questo vaniloquio! -
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell'attimo dicessimo
quest'unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall'oriente
fino all'occidente così sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo - perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest'unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
- Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d'amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
- Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest'unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest'unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
"ecco, già nuove sono fatte tutte le cose"
allora canteremo
allora ameremo
allora allora...

I Limoni
Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli 
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose 
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo 
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.



Sogna Ragazzo Sogna
Roberto Vechioni


E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte:
io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.

Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello:
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.


Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole o non vive più;
sogna, ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu ...


Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu;
sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone
non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu...


Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre:
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita:
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.

E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere;
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna.
quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più:
sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà 1'amore,
passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu.

Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria.
tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania.
manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.


Ciao Amore Ciao
Luigi Tenco

 

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


Notte prima degli esami
Antonello Venditti

 

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.


I migliori anni della nostra vita
Renato Zero

 

Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa
e che bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa
tu come un gentiluomo
ed io come una sposa
mentre fuori dalla finestra
si alza in volo soltanto la polvere,
c'è aria di tempesta.
Sarà che noi due
siamo di un altro lontanissimo pianeta
ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta
tutti vogliono tutto per poi accorgersi
che è niente,
noi non faremo come l'altra gente
questi sono e resteranno per sempre
i migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.

Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e nudi
come pugili dopo un incontro
come gli ultimi sopravvissuti,
forse un giorno scopriremo
che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza
in realtà non è mai esistita.
I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita.

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.


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4 marzo 2009

dopo la partita...

che brutta Inter!! 




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30 gennaio 2009

Williamson: «Sulle camere a gas non cambio idea» 9.38

Williamson ai suoi: è tutto un complotto Sulle camere a gas non ci sono prove.

MORENO (Argentina) — «Mi hanno dato dell'antisemita ma non è corretto. È semplicemente un problema di verità storica: non ci sono prove dell'esistenza delle camere a gas. Non sono il solo a dirlo». Il seminario «Nuestra señora corredentora» è circondato da una rete metallica alta due metri e, tanto per stare sicuri, anche da un triplo filo spinato in perfetto stile lager.

La via si chiama «camino de san Francisco» ma lo spirito di Assisi sembra più lontano degli 11 mila chilometri che ci separano dall'Italia. È qui, nel monastero dove vive da cinque anni, che si è rinchiuso monsignor Richard Williamson, uno dei vescovi lefebvriani al quale il Papa ha appena revocato la scomunica. Undici del mattino, sta per iniziare la Messa. Il cartello sulla porta ricorda che «por la decencia de este lugar sagrado» è proibito alle donne entrare con i pantaloni, roba moderna che questi super tradizionalisti considerano un gradino sotto il diavolo.

Monseñor è chiuso nella sua stanza. Dicono che sta pregando. Ed è protetto quasi militarmente dopo le polemiche per le sue sparate negazioniste sulla Shoah che hanno di nuovo allargato il solco fra il Vaticano e la comunità ebraica. Padre Francisco — scarpe lucide, tonaca impeccabile e svolazzante — dice che non vuole vedere nessuno, che «no tiene permiso» e poi sbam, chiude francescanamente la porta a quattro mandate. Nel pomeriggio, però, Williamson incontra i suoi fedelissimi, anche qualche poveraccio che vive nelle villas qui vicino, le bidonville intorno a Buenos Aires dove manca tutto tranne la Coca cola. E nell'incontro con loro non si tira indietro: «Cercano di colpire me — dice monsignor Williamson — perché in realtà vogliono colpire tutti noi tradizionalisti. E proprio per questo dobbiamo restare uniti, molto uniti. Hanno organizzato una campagna di stampa mondiale proprio per evitare la revoca della scomunica che rappresenta un grande passo per la Chiesa».

La parola ebrei non la pronuncia, ma proprio a loro sembra riferirsi. Nessuna marcia indietro, dunque. Nessuna offerta di scuse come pure hanno fatto pubblicamente e in suo nome i lefebvriani. E sarebbe difficile visto che le sue teorie negazioniste Williamson le va ripetendo da almeno 20 anni e non ha mai smentito nessuna delle tante interviste in cui dissertava sull'argomento. Lui sostiene che gli ebrei uccisi nei campi di concentramento non furono sei milioni ma al massimo 300 mila, e nessuno di loro finì nelle camere a gas. I pochi fedelissimi che sono con lui sanno poco di tutto questo, loro Williamson lo considerano quasi un santo che li ha riportati ai buoni valori della tradizione, gonne comprese. Ma oggi è il giorno della memoria, che qui chiamano senza giri di parole dia del olocausto. Ci deve essere qualche sguardo stupito se lui sente il bisogno di insistere: «Non è una questione di emozioni o di pancia ma di raziocinio. E dal punto di vista razionale non cambio idea, sulle camere a gas le prove non ci sono».

Nell'incontro con i fedelissimi non si è discusso solo di questo. Sarà anche un «momento molto difficile per noi» come dice il sagrestano che continua a girare lungo il chiostro con il breviario in mano e l'espressione da buttafuori. Ma qui nel seminario della Corredentora — costruzione nuova ma in stile coloniale perché anche i mattoni seguono la tradizione — c'è aria di festa. Lo spiega lo stesso Williamson nel suo blog visto che Internet, a differenza dei pantaloni per le donne, non è messo al bando ed è un ottimo canale di reclutamento: «Da ora in poi nessuno potrà più dire che i cattolici impegnati nella difesa della tradizione sono fuori dalla Chiesa».

Poi si rivolge ai «conciliaristi», cioè tutta la Chiesa cattolica tranne loro, i lefebvriani: «Certamente un buon numero di conci-liaristi continuerà a comportarsi come se lo fossimo. Ma è chiaro che non hanno più il Papa solo dalla loro parte. E la differenza è enorme». Sul blog ripete le parole con cui chiude l'incontro con i fedelissimi: «Ringraziamo e preghiamo per Benedetto XVI e per tutti i suoi collaboratori che hanno spinto per questa decisione nonostante una campagna mediatica organizzata e sincronizzata per impedirla». Hanno pregato per una mezz'ora buona. Poi cena leggera e tutti a nanna presto che la sveglia è all'alba.

Lorenzo Salvia




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12 novembre 2008

Giuliano Amato: «Banche, attente alla politica. Intervento sì ma a tempo» L'intervento del governo deve essere a tempo. Tocca ai banchieri vigilare

Giuliano Amato (Imagoeconomica)Il «padre» delle privatizzazioni bancarie, Giuliano Amato, cita Carlo Azeglio Ciampi che ha invitato i banchieri a tenere «la schiena dritta», per spiegare il suo antidoto al rischio di un neostatalismo. Dice Giuliano Amato prendendo in prestito un’esortazione di Carlo Azeglio Ciampi: «È importante che i banchieri tengano la schiena dritta». L’ex capo dello Stato si era rivolto ai giornalisti perché difendessero la loro autonomia. L’ex presidente del Consiglio si rivolge agli amministratori delle aziende di credito per lo stesso motivo. Già perché il rischio che la chiamata in soccorso dei governi per risolvere la crisi delle banche apra una nuova stagione di statalismo nel credito, c’è ed è anche forte. Ma secondo Amato si deve e si può superare mettendo paletti temporali all’intervento pubblico e sollecitando appunto l’orgoglio dei banchieri».

Lei che nel ’90, quando era ministro del Tesoro, diede il via al distacco delle banche dalla politica, cosa ne pensa di tale evoluzione? E’ un’involuzione? «Innanzitutto, ed è fondamentale partire da questo, quel processo è riuscito. Anche se in due stadi. Il primo, il più difficile è stato quello di collocare il personale di estrazione politica diventato bancario nelle Fondazioni. Le mie figlie difficili».

Non le aveva definite mostri Frankenstein? «Le ho chiamate così perché non riuscivano ad assumere il ruolo definitivo di enti no profit. Continuavano ad essere una sorta di stanza di decompressione tra banche e politica. E chi le amministrava si sentiva penalizzato, un po’ fallito. Col tempo invece - ed è per questo che ora le chiamo non più mostri ma figlie difficili che sono riuscite a darmi le sperate soddisfazioni - si sono trasformate anche loro. Oggi se si cita Giuseppe Guzzetti si pensa alla Fondazione Cariplo non ad un senatore dc»

Allora ? «Il processo è stato efficace perché ha raggiunto la sua finalità ed è stato giusto. E’ solo nei momenti eccezionali che la politica, o meglio lo Stato, ha il compito ineludibile di tenere in piedi l’economia ed evitare che precipiti. Nella normalità del funzionamento però se la politica è dentro le banche e dentro l’economia, gli interessi che fa passare sono piccoli e non grandi» .

Questo vuol dire che l’ipotizzato sostegno dello Stato alle banche è comunque una tentazione per un pericoloso ritorno indietro? «No, oggi l’intervento pubblico è essenziale perché quando ci si trova, come è stato, all’antivigilia del tracollo il garante di ultima istanza è solo lo Stato. Passata l’urgenza però la politica deve ritirarsi perché altrimenti si infiltra, produce tossine e tramuta tutto secondo la logica dell’omaggio feudale». Ma insomma c’è questo pericolo? «Bisogna essere pragmatici al riguardo. Nessuno finora si è espresso a favore del ritorno al vecchio. Si può evitare. Il diritto dell’emergenza non è il diritto ordinario. Ma certo, è giustissimo mettersi sul chi va là e appostare le vedette lombarde»

Questa però è teoria. Cosa vuol dire? «Allora passo alla pratica: alle norme che devono accompagnare l’intervento dello Stato. E evidente che una cosa è l’ingresso diretto nel capitale seppure con azioni privilegiate senza diritto di voto, altro è se si fa uso di obbligazioni destinate al mercato ma garantite dallo Stato che è un tipo di sostegno meno invasivo. In ogni caso è necessario che sia prevista una data certa, sia per l’uscita dal capitale, sia per la fine della garanzia pubblica e quindi per la liquidazione delle obbligazioni. Fondamentale poi è la vitalità che le banche devono mostrare, ricordando che comunque alla lunga l’intervento pubblico limita le potenzialità concorrenziali sul mercato»

Ma come, non è il contrario? Non si dice che in mancanza di apporto pubblico le banche italiane sono in svantaggio competitivo rispetto a quelle per esempio di Germania o la Francia, dove invece il sostegno dello Stato c’è già? «E’ la giustificazione che in genere si da’ contro gli aiuti di stato. Ma il vantaggio andrebbe verificato nel concreto. Prendiamo il caso estremo, di Alitalia: penso che l’aver dato i soldi ad una compagnia decotta non faccia né caldo, né freddo a compagnie forti come Lufthansa o Air France. E’ un brodino di Stato a un malato malmesso».

L’Unicredit di Alessandro Profumo ha stanziato 5 miliardi di euro per il credito alle piccole e medie imprese, muovendosi, ha detto, nella logica indicata dal governo. Non è che la dipendenza dal pubblico potrebbe costituirsi attorno allo scambio tra apporti di denaro e aumento dei finanziamenti alle imprese? «Non dovrebbe accadere se, come a me pare ovvio, le banche continueranno a dare credito alle aziende, piccole o grandi, secondo le loro regole di merito. In ogni caso ricordiamoci anche che dare soldi a una impresa che per esempio produce barche che poi restano nel piazzale di sicuro non aiuta l’economia».

Lei non crede quindi che si sia alla vigilia di un cambiamento anche se non radicale nei rapporti tra banche e Stato? «Trovo naturale, come ho già detto, che nell’emergenza lo Stato intervenga anche al di là di quelle che sono le regole ordinarie. Ma questo non porta di per sé a un ritorno di dirigismo statale, che peraltro non abbiamo mai avuto».

Si spieghi meglio «Partiamo dall’inizio: quando eravamo giovani, negli anni 60, cercammo di rafforzare la programmazione, utilizzando una vecchia norma di legge che attribuiva al Cicr il potere di definire i flussi di investimento, di decidere cioè dove dovessero essere destinate le risorse del credito, secondo un’idea di pianificazione dell’ economia degli anni Trenta. Ebbene noi cercammo di rivitalizzare tale norma nel Cipe e nell’idea della contrattazione programmata dei grandi investimenti nell’economia ». Ci riusciste?. «No, rinunciammo – ricordo una lunghissima ed estenuante riunione con Aldo Moro e Guido Carli alla Camilluccia - all’idea. E fu un bene che andasse così. Tu attribuisci allo Stato il potere di orientare le risorse finanziarie e poi ti accorgi che ad essere presente nelle banche più che lo Stato è la politica dei partiti che con i suoi rappresentanti nei consigli di amministrazione negozia mutui e finanziamenti nel contesto della sua ricerca di consensi. Ed è questo legame fra partiti e consigli di amministrazione che ho voluto spezzare con la riforma della cui importanza e solidità continuo ad essere convinto».

Si potrebbe sempre ricreare una sorta se non di legame ma di insidioso gentlement agreement tra governo, politica e banchieri. O no? «Certo la politica non perde i suoi vizi e le sue tentazioni di potere feudale, ma non credo che si possa ritornare allo vecchio: il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è stato molto esplicito e chiaro a riguardo. Come del resto il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Se più Stato dovrà esserci è opportuno che ci sia nella definizione di regole abbandonando quell’idea di autoregolamentazione che ha portato per esempio al disastro delle agenzie di rating. Insomma non c’è nessuna ragione per ricadere nel passato… a patto che appunto inizino i banchieri, a tenere la schiena dritta».

Stefania Tamburello




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15 settembre 2008

È morto Richard Wright, uno dei padri dei Pink Floyd. Il tastierista della mitica band inglese aveva 65 anni. Era malato da tempo di cancro

LONDRA - E' morto a 65 anni Richard Wright, uno dei fondatori - insieme a Roger Waters, Syd Barrett e Nick Mason- dello storico gruppo dei Pink Floyd. Il decesso del tastierista, che aveva un cancro, è stato anunciato dalla famiglia. Wright aveva incontrato Waters, Mason e Barrett, che uscì dal gruppo dopo circa due anni ed è morto nel 2006, al college a Cambridge, dove erano tutti studenti. Fondarono prima un altro gruppo che si chiamava Sigma 6, successivamente diventato Pink Floyd.

LA SUA FIRMA - Wright è l'autore di alcune canzoni come The Great Gig In The Sky e Us And Them e On the Run nel disco del 1973 The Dark Side Of The Moon, che sono entrate nella storia del rock. Lasciò la band agli inizi degli anni '80 per dedicarsi all'attività di solista, per poi rientrare nel gruppo per partecipare al nuovo cd A Momentary Lapse of Reason, all'indomani della dolorosa separazione, nel 1985, tra Roger Waters e il resto del gruppo, capitanato da David Gilmour, il virtuoso chitarrista subentrato nel 1968 a Syd Barrett. Wright ha dato anche un contributo importante alla nascita dell'ultimo grande album dei Pink Floyd, The Division Bell.


PADRI DELLA MUSICA PSICHEDELICA - I Pink Floyd, impegnati in un primo periodo in una continua ricerca di sonorità psichedeliche e sperimentazioni elettroniche, sviluppate nel disco The Piper at the Gates of Dawn, uscito nel 1967, raggiunsero in seguito il successo mondiale grazie a canzoni come Wish You Were Here e Money, e con concept-album quali The Dark Side of the Moon e The Wall.

ARCHITETTO MANCATO - La lotta di Richard Wright contro la malattia è stata «breve», come ha comunicato la famiglia. Nato in una famiglia benestante nel quartiere di Hatch End a Londra, Wright frequenta da studente il London College of Music, dove ha il suo primo contatto con la musica. Abbandona però le lezioni di pianoforte dopo appena due settimane per iscriversi alla facoltà di architettura al politecnico di Regent Street. Qui conosce Roger Waters e Nick Mason, ma ben presto abbandona gli studi per seguire la sua passione per la musica. Nel 1965 i tre, insieme a Syd Barrett, fondano i Pink Floyd. Dopo l'uscita di Syd Barrett, Wright diventa il compositore melodico del gruppo. La somiglianza della sua voce con quella del chitarrista subentrato a Barrett, David Gilmour, viene sfruttata per creare in alcune canzoni effetti sonori entrati nella storia della musica.

L'ESILIO - Wright, che ha contribuito in modo decisivo all'elaborazione dicelebri brani dei Pink Floyd, come A Saucerful of Secrets, Echoes, e Shine on You Crazy Diamond, fu di fatto esiliato da Waters durante la registrazione del mitico doppio The Wall (divenuto un film sotto la regia di Alan Parker). A convincere alla cacciata il padre-padrone del gruppo erano stati i problemi personali di Wright, il divorzio e, probabilmente, un eccessivo uso di cocaina (peraltro sempre smentito dall'interessato). Wright continuò a suonare nelle tournée del 1980 e 1981, ma solo come musicista stipendiato. L'album successivo, The Final Cut (1983), è l'unico a cui Rick Wright, ormai definitivamente allontanato dal gruppo, non contribuisce. Nonostante questo, lui e il batterista Nick Mason sono i soli componenti del gruppo ad aver suonato in ogni concerto dei Pink Floyd, posto che The Final Cut non ebbe alcun tour promozionale.

IL RITORNO - Wright fu richiamato da Gilmour per dare una mano durante le session conclusive di A momentary lapse of reason (1987) per venir reintegrato a pieno titolo come membro del gruppo con l'album Delicate Sound of Thunder (1988). Nell'album successivo, Division Bell (1994), scrisse cinque canzoni e cantò Wearing the Inside Out, certificando la sua personale rinascita artistica. Da un punto di vista strumentale i Pink Floyd devono a Richard Wright la costruzione del «muro sonoro» sul quale si stagliavano gli epici assoli di Gilmour.




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29 agosto 2008

Obama e la nuova promessa per l'America. Un discorso «di sostanza» sulla crisi, il caro-benzina, la casa, l'istruzione. «McCain? Non capisce i problemi»

Obama e la nuova promessa per l'America


DENVER - «A John McCain sta a cuore l'America, il problema è che non capisce»: davanti a oltre 84mila spettatori e 30 milioni di spettatori tv, Barack Obama ha accettato «con profonda umiltà e gratitudine» la nomination democratica partendo subito all'attacco dell'avversario repubblicano, clone della «presidenza fallita» di George Bush, e contro «la politica zoppa di Washington». Quarantacinque anni dopo il 'sogno' di Martin Luther King (guarda il video dello storico discorso), il candidato democratico ha proposto all'America in crisi il suo sogno di rinascita in nome di una «nuova promessa»: «che ciascuno di noi è libero di vivere come vuole ma che abbiamo anche l'obbligo di trattarci l'un l'altro con dignità e rispetto». Nel 1960 Kennedy aveva proposto all'America una 'Nuova Frontiera', Clinton nel 1992 una 'Nuova Alleanza'. Per far tornare grande l'America, Obama si è impegnato nello spirito di solidarietà e intraprendenza degli «immigrati che varcavano gli oceani, dei pionieri che andavano all'Ovest, dei lavoratori che picchettavano le fabbriche e delle donne che volevano il voto».

«MCCAIN CLONE DI BUSH» - Obama ha parlato per 44 minuti. Accolto da un coro di «Yes we can» e da 'City of Blinding Light' degli U2, ha chiesto agli americani di votarlo perché «indietro non si torna», e soprattutto non si può tornare a riciclare - come aveva detto poco prima l'ex vicepresidente e Nobel per la pace Al Gore - otto anni di politiche repubblicane. Lo stadio di Denver ascoltava in religioso silenzio, come la folla riunita a Times Square a New York sotto uno schermo gigante. Come tutti i presidenti degli Stati Uniti, Obama si è detto pronto a difendere l'America: «In quanto commander-in-chief non esiterò mai a difendere questa nazione, ma invierò le truppe solo con una missione chiara e il sacro impegno a fornir loro quanto necessario durante la battaglia, e le cure e i benefici che meritano una volta tornati a casa».

«MIGLIORI DEGLI ULTIMI 8 ANNI» - I repubblicani hanno colto l’occasione per attaccare Obama «sceso dall’Olimpo», pieno di parole ma privo di contenuti. Ma nel suo discorso il senatore ha risposto colpo su colpo. «America, siamo migliori degli ultimi otto anni - ha detto ai sostenitori e ai milioni di spettatori che lo ascoltavano in diretta tv -, siamo un paese migliore di questo». Il lavoro, la casa, la benzina, la sanità, l’istruzione. Il cahier des doleances è un lungo elenco di errori di Bush o di guai che Bush non ha saputo risolvere, lasciando al prossimo presidente un’America a pezzi. La promessa di Obama è quella di ripararla. Parla nel quarantacinquesimo anniversario del discorso del sogno di uguaglianza di Martin Luther King. E che si tratti di un giorno storico ci ha pensato il suo avversario a ricordarlo: McCain con abile mossa ha annunciato una tregua nella campagna contro Obama, in segno di rispetto. E lui non restituisce il favore: «Se McCain vuole avere un dibattito sul temperamento e sul giudizio che servono al prossimo comandante delle forze armate - ha detto - non vedo l’ora di cominciare».

«INDIPENDENTI DAL PETROLIO» - L’economia è stata al centro dell’intervento, e non è un caso che ad introdurre Obama siano stati gli interventi di privati cittadini americani (scelti rigorosamente in Stati come l’Ohio e la Florida). «La forza dell’economia non si misura con il numero dei miliardario o dai profitti del Fortune 500», un’economia è forte «se premia la dignità di chi lavora» ha detto il senatore. Sul fronte dei carburanti, ha dichiarato che la dipendenza dell'America dal petrolio importato è insostenibile e va eliminata. «Per il bene della nostra economia, della nostra sicurezza e del futuro della nostro pianeta, come presidente indicherò un chiaro obiettivo: in dieci anni finalmente porremo un termine alla nostra dipendenza dal petrolio del Medioriente».

«IRAQ, GUERRA SBAGLIATA» - Anche sulla politica estera Obama ha attaccato McCain a testa bassa, sulla «guerra sbagliata» in Iraq e sulla gestione di quella in Afghanistan. «Quando McCain pensava già ad attaccare l’Iraq, subito dopo l’11 settembre, io mi sono opposto alla guerra, nella convinzione che ci avrebbe distratto dalla reale minaccia del terrorismo. E quando McCain pensava che in Afghanistan sarebbe stata una passeggiata, io ho detto che avevamo bisogno di mandare altre truppe per portare a termine la guerra contro i terroristi che ci avevano attaccato e ho detto chiaro che dovevamo fare fuori Osama bin Laden ovunque e a qualunque costo». Obama ha poi ribadito che intende riportare a casa le truppe dall’Iraq entro 18 mesi. E mentre il cielo era illuminato da fuochi d’artificio, il senatore è stato raggiunto sul palco dalla moglie Michelle, dalle figlie Sasha e Malia e dal vice Joe Biden e sua moglie Jill.

MCCAIN SI COMPLIMENTA - E per un giorno John McCain ha sospeso le ostilità nei confronti del rivale. «Per stanotte, solo per stanotte, complimenti» dice McCain nel video mandato in onda durante una pausa pubblicitaria della diretta tv della convention. Anche il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha voluto riconoscere la portata storica della nomination di Obama, primo afroamericano a correre per la presidenza americana. «Questo è davvero un buon giorno per l’America. Troppo spesso i successi dei rivali passano inosservati. Per questo, voglio fermarmi e dire: complimenti. È perfetto che la nomination arrivi in questo giorno storico. Domani, torneremo di nuovo a noi. Ma questa notte, senatore, dico solo ben fatto». Poche ore dopo, al termine del discorso di Obama, McCain è tornato all'attacco parlando di retorica «ingannevole»: «Gli americani sono stati testimoni di un discorso ingannevole che è stato profondamente in discordia con il misero curriculum di Obama - ha detto il suo portavoce, Tucker Bounds -. Rimane il fatto che non è ancora pronto a essere presidente». Intanto, è ancora mistero sul vice di McCain. Il senatore dell’Arizona ha scelto il candidato e secondo indiscrezioni dovrebbe annunciarne a breve il nome per poi apparire insieme durante un evento elettorale a Dayton, in Ohio.

HILLARY: «VISIONE CORAGGIOSA» - Positivo il commento di Hillary Clinton al discorso di Obama. La Clinton parla di visione «coraggiosa e ottimistica» di una nuova America. «Ha illustrato le particolari soluzioni soluzioni e l'ottimistica visione che ha per il futuro del nostri Paese e dei nostri figli. Le sue parole indicano con estrema chiarezza qual è la scelta tra il senatore McCain e lui; tra altri quattro anni delle stesse fallimentari politiche e un leader che può affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti a noi: dare nuovo impulso alla nostra economia e ripristinare la nostra reputazione nel mondo. Sono orgogliosa di sostenere il senatore Obama, nostro prossimo presidente, e Joe Biden, nostro prossimo vicepresidente».

I MEDIA: «IMPRESSIONANTE» - Ottimo il riscontro anche da parte dei media. Per Carl Berstein (il premio Pulitzer del Watergate) quello di Barack Obama è stato «il discorso più impressionante forse mai fatto a una convention» dopo la grande serata di John Fitzgerald Kennedy nel 1960 a Los Angeles. Lo dice alla Cnn, ed è solo uno degli entusiastici commenti che i network americani dedicano al candidato democratico alla Casa Bianca. Tre sono i fattori cruciali: che abbia parlato di politica estera e di difesa tracciando un futuro diverso per gli States; che sia riuscito a parlare alla gente con semplicità; e soprattutto che abbia attaccato a testa bassa e con efficacia il rivale John McCain smentendo le accuse di troppo morbidezza che gli sono state rivolte nelle ultime settimane. «È tempo di cambiare l’America»: la frase ad effetto diventa il titolo del Washington Post. Anche il New York Times parla della spettacolarità della scenografia dello stadio di Denver ma il titolo principale è lo stesso: «Obama prende di mira McCain e Bush con un forte appello a cambiare l’America». Più neutro il titolo del Los Angeles Times: «Obama accetta la nomination promettendo un cambiamento». Un discorso, scrive l’analista Don Frederick, che non somiglia a quello pieno di buoni sentimenti con cui si fece conoscere 4 anni fa alla Convention democratica e forse non ha avuto un’accoglienza altrettanto elettrica, ma oggi quel che gli premeva «era mostrare che ha addosso il fuoco che serve per competere al livello più alto nella politica americana».




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1 luglio 2008

Cassina si allena sognando l'oro a Pechino: «Già a scuola pensavo alla ginnastica». L'oro alla sbarra ad Atene nella sua palestra a Meda. «Lavoro tutti i giorni, così il fisico mi viene incontro»

(foto di Ambra Craighero)

MILANO –
Manca poco più di un mese all'inizio dei Giochi di Pechino e per gli atleti della nazionale italiana è tempo di completare il percorso di preparazione in vista delle gare. Noi siamo andati a Meda ad incontrare la medaglia d'oro Igor Cassina. Qui, nella verde Brianza, tra la moltitudine di fabbriche e artigiani, si trova la palestra in cui il giovane ginnasta si allena dal lontano 1982. È la disarmante semplicità ad abbracciare le storie dei campioni: la mitica palestra della Federazione Ginnastica Meda si trova in un capannone di proprietà del Comune.

IL "CASSINA" - Igor raggiunge a piedi quella che da 25 anni è la sua seconda casa. Cassina ormai è uno dei grandi della ginnastica mondiale. Nell'olimpo degli dei ci è entrato in particolare dopo aver stupito il mondo ad Atene nel 2004 quando si è preso la medaglia d'oro con un esercizio che ora porta il suo nome. Il "Cassina", appunto.

«NON AVEVA LE CARATTERISTICHE» - E per fortuna che Igor Cassina non era portato per la ginnastica. «Non aveva le caratteristiche per competere in questo sport – dice Maurizio Allievi ex ginnasta azzurro negli anni Settanta e direttore tecnico dal 1982 di Igor Cassina – perché era gracile e senza forza. Faceva una fatica disumana rispetto agli altri bambini, ma non mollava mai». E proprio questa è stata la chiave del suo successo.

NUOVO ESERCIZIO - Dalla indimenticabile medaglia dei giochi olimpici di Atene nel 2004 sono passati 4 anni e in questo periodo Igor si è allenato almeno due volte al giorno, tutti i giorni, per sei ore, per stupire ancora con una nuova performance alle sbarre. «È un esercizio ancora più difficile – dice Allievi– e rispetto al Cassina 1, la nuova esibizione, prevede l'inserimento di due combinazioni alla sbarra. Siamo fiduciosi, perché psicologicamente e fisicamente Igor sta molto bene».

«"BILO" È IL MIO MITO» - Se nessuno finora è riuscito ad imitare il codice «Cassina: salto teso con avvitamento a 360 gradi sull'asse longitudinale è perché non ci sono mezze misure. Questo è uno sport che illumina l'impegno agonistico, e la ricerca della perfezione pennellata dalla fantasia individuale, lotta tutti i giorni con il 50% della percentuale di errore prevista. «La mia specialità è molto estrema – dice Igor Cassina – ma è dal 1987 che inseguo il mio idolo: il russo Dimitri Bilozerchev che proprio in quell'anno vinse l'oro mondiale al rientro da un grave incidente automobilistico. Io lo seguivo in tv e da allora mio papà e gli amici mi chiamano "Bilo". Non chiedo altro dalla vita, mi basta quello che ho».

FARFALLA DI ROCCIA -
Ti stupisci quando tra un esercizio e l'altro, questa farfalla di roccia si muove nella palestra con una leggerezza invisibile. Ti chiedi come sia possibile con tutti quei muscoli che sembrano le opere scolpite dal Bernini. «Io lavoro tutti i giorni con il mio corpo e sento subito dopo la prima fase del riscaldamento – ci racconta Cassina – che il fisico mi viene incontro. Quando qualche volta mi tradisce, mi appello alla costanza e al metodo che ho sviluppato in tutti questi anni. Nessuno mi crede quando dico che mentre ero seduto sui banchi di scuola pensavo alla ginnastica.. ».

VALENTINO ROSSI MI FA IMPAZZIRE - In questo fazzoletto di terra della ricca Brianza, dove il truciolato e il legno sono le principali risorse, non si sono dimenticati il suono delle campane in festa per le imprese sportive di Cassina. Sanno bene che il loro campione è autentico. «Mio padre è un mobiliere, - prosegue Igor - mia madre è casalinga e io vivo in simbiosi con il mio cane Black da 11 anni. Mi piacciono le motociclette veloci ma non ci vado per non rischiare di farmi male. Adoro la montagna e in particolar modo la Val Passiria (in provincia di Bolzano) dove ho passato delle splendide vacanze da bambino. Ogni tanto ci ritorno e guardo la mia casa che avevamo in affitto. Vado anche a cercare i funghi porcini, mi piace guardarli, mi emoziono quando sono nel bosco come quando sono sulla sbarra». È un fiume in piena: « Adoro Adriano Celentano, in palestra non manca mai. Anche Valentino Rossi mi fa impazzire. Mi sono emozionato quando ci siamo incontrati alla consegna dei "Collare d'Oro" del Coni, mi tremava la mano» . Chapeau Igor. Davvero.

Ambra Craighero




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20 giugno 2008

Edward Hopper crea delle immagini che vedreio bene ei film di Schlesinger come Midnight cowboy

 




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3 giugno 2008

Io, Anna, Luca e Maria alla festa di questa ultima




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16 maggio 2008

L'intervento: «No alle crociate contro i rom» «Ogni forma di razzismo è peccato» «Sono desolato. Una opportunista utilizzazione del cosiddetto tema sicurezza sta creando un tipo di rifiuto vicino all'odio»

Don Gino Rigoldi (foto Newpress)Alcuni amici tra le milleottocento aziende italiane operanti in Romania mi dicono che hanno cominciato ad assumere rom e, con loro grande sorpresa, li hanno trovati operai attivi e intelligenti. Io stesso osservo a casa mia alcune decine di Rom che lavorano duro dalla mattina presto alla sera. Nessun dubbio che chi commette reati debba essere punito. Detto questo, è possibile oggi affermare che ogni forma di discriminazione razzista almeno nei suoi effetti è un grave peccato contro Dio? Come cristiano e come prete sono desolato per i giudizi, gli insulti, i comportamenti di molte persone, singoli cittadini e amministratori i quali esprimono solo parole e azioni di rifiuto, rancore, disprezzo. Il giovane studente picchiato dai suoi compagni perché «sporco romeno» è uno degli esempi delle conseguenze possibili e purtroppo reali.
Una esagerata, opportunista utilizzazione del cosiddetto «tema sicurezza» sta creando nei nostri quartieri, tra molte persone, soprattutto gli anziani e le persone che vivono condizioni di povertà, un tipo di rifiuto che sta molto vicino all'odio. E l'odio è, per un cristiano, il peccato più grave. Il clima che viviamo è la prova più provata della debolezza del messaggio cristiano nella nostra città. Non credo sia giusto parlare di fallimento della azione evangelizzatrice della Chiesa italiana ma qualche riflessione andrà pure fatta e qualche posizione presa anche perché è intollerabile il fatto che molti dei promotori di questa «sicurezza» si definiscano difensori della fede. Posso assicurare che non si può difendere la fede bestemmiando Dio e la vera bestemmia contro Dio è ogni forma di rifiuto, di rancore o addirittura di odio. L'amore del prossimo prevede certamente anche il conflitto, la pena e la punizione. Ma anche quando punisco o accompagno ai confini chi deve essere rimandato nella sua nazione devo sapere che sto trattando con un mio fratello e una mia sorella. Perché il nucleo della fede cristiana sta nella affermazione che ogni uomo e ogni donna, di qualunque religione, nazione, colore, appartenenza, sono comunque figlio o figlia di Dio. Noi possiamo avere opinioni politiche o sociali diverse. Sulle questioni diverse dal dogma o dai fondamenti della morale possiamo addirittura essere in disaccordo col Papa.
Ma non possiamo, come cristiani, permetterci di essere in disaccordo con Gesù Cristo. Credo che un bel po' di cristiani debbano pensarci un qualche tempo prima di ritornare in chiesa e fare la comunione perché, come ha detto Gesù: «Chi mi ama osserva i miei comandamenti». Qualcuno pensava in passato che fosse difficile credere ai concetti, ai ragionamenti teologici. Oggi, più che mai, la difficoltà della fede sta nel credere alla legge della giustizia e dell'amore. Vale la pena che cominciamo a mettere in seria crisi il nostro modo di essere cattolici. Infine, come cristiano e come sacerdote, raccomanderei a chiunque di non ergersi quale difensore della fede. Dio sa difendersi benissimo anche da solo. Quello che dobbiamo sapere e fare è già scritto.

Gino Rigoldi




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3 maggio 2008

Edward Hopper, Summer interior

 




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