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  icaroflyon La Verità non è una pietra preziosa,che si possa mettere in tasca e portare via con se. E' un mare immenso nel quale sprofondare» (Musil, L'uomo senza qualità)
 
Diario
 













Anna ed Io

Ego scriptor








All together

I was alone in my bed


and I couldn't understand
what I will do in my life
cause it was out of sight.

I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul.
I can't perceive my low arms
paralysed by frailties things,
and my brain decline with others
amassed in the culture conformism.
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and my life stay on the reef
of exclusion of the soul, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
I was alone in the bad
of  baby-killers full armed
in a world bursting of war,
and in all faces, wasn't love…
I don't know what I can do
I don't know what I will do
and the world stay on a reef
by defiance of international law, but…
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do.
All together, we can live
our dreams of humanity.
All together, we can built
the peaceful world of dreams.
All together, we can see
our dreams and not a reef.
All together, me and you
We can do, all we want to do...
_


Tomorrow is best than today
Tomorrow come from our brain
Tomorrow is best than today
Tomorrow we're living on way
Tomorrow is best than today
 
 



La canzone popolare

Alzati che si sta alzando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu, ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te, mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per  non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito  più vecchio
e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
alzati che sta passando la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da cantare ancora, si capirà.




Ballata della Speranza


David Maria Turoldo

Tempo del primo avvento


tempo del secondo avvento
sempre tempo d'avvento:
esistenza, condizione
d'esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l'albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora 
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell'intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l'innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d'esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l'amante
che ha l'amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
- il silenzio delle origini -
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
- finito questo vaniloquio! -
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell'attimo dicessimo
quest'unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall'oriente
fino all'occidente così sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo - perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest'unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
- Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d'amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
- Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest'unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest'unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
"ecco, già nuove sono fatte tutte le cose"
allora canteremo
allora ameremo
allora allora...

I Limoni
Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli 
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose 
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo 
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.



Sogna Ragazzo Sogna
Roberto Vechioni


E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte:
io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.

Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello:
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.


Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole o non vive più;
sogna, ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu ...


Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu;
sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone
non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu...


Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre:
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita:
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.

E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere;
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna.
quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più:
sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà 1'amore,
passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu.

Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria.
tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania.
manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.


Ciao Amore Ciao
Luigi Tenco

 

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


Notte prima degli esami
Antonello Venditti

 

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.


I migliori anni della nostra vita
Renato Zero

 

Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa
e che bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa
tu come un gentiluomo
ed io come una sposa
mentre fuori dalla finestra
si alza in volo soltanto la polvere,
c'è aria di tempesta.
Sarà che noi due
siamo di un altro lontanissimo pianeta
ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta
tutti vogliono tutto per poi accorgersi
che è niente,
noi non faremo come l'altra gente
questi sono e resteranno per sempre
i migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.

Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e nudi
come pugili dopo un incontro
come gli ultimi sopravvissuti,
forse un giorno scopriremo
che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza
in realtà non è mai esistita.
I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita,
stringimi forte che nessuna notte è infinita,
i migliori anni della nostra vita.

Coro: I migliori anni della nostra vita
i migliori anni della nostra vita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita
i migliori anni della nostra vita.


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7 settembre 2007

Note sul fenomeno delle baby-gang nel contesto urbano e suburbano milanese

1. Realtà urbana
La realtà urbana di riferimento, in questi appunti, è quella milanese. Tale area manifesta grande interesse per la sua complessità fatta di numerosi fattori legati ad un disomogeneo sviluppo post industriale. Ci si potrebbe concentrare in particolare modo sulle zone nord milanesi dove – con la chiusura delle linee me-tallurgiche della Breda – non sono state subito attuate politiche riqualificative, ma si è lasciato decadere la situazione, trasformando passivamente i capannoni in dormitori di disperati. Oltre a quello aspetto «prati-co» si deve affiancare il problema della subcultura che andava sviluppandosi nella popolazione suburbana che appariva di giorno (per lavorare dove gli italiani si rifiutano) e spariva di notte. Con gli anni il feno-meno non ha fatto altro che intensificarsi, sviluppando anche reazioni xenofobe nella popolazione autoc-tona.
Oltre ad un aspetto legato alla nuova popolazione suburbana, esiste l’altro legato alla popolazione storica manifestante anch’essa un degrado di valori, tali da portare i figli – anche di buona famiglia – a raggrup-parsi in baby-gang o ad unirsi ad altre pre-esistenti.
La realtà milanese è quindi un connubio di differenti culture ed identità (quasi totalmente) non integrate e che, difficilmente, convivono pacificamente. Solo pochi casi di popolazioni straniere sono riuscite nella difficile impresa dell’integrazione; fra queste quella filippina e, seppur parzialmente, quelle dell’est Euro-pa.
Il fenomeno è assai complesso, ricco di sfaccettature, non racchiudibile in una classe sociale, in una pro-venienza. Forse, alla base c’è solo la noia, la voglia di gridare ai genitori il proprio odio senza ragioni particolari (oltre a quella di essere sempre i figli), la ricerca di stupefacenti o forse solo rabbia, rabbia immotivata.


2. Fattori unificatori
I fattori leganti i giovani in baby-gang sono di varia natura; geograficamente sono legati alla provenienza, al luogo di ritrovo, al luogo di residenza. Spesse volte questi tre fattori coincidono e sono dovuti alla for-mazione di ghetti geografici e/o sociali.
a. Provenienza geografica.
Nel primo caso il fattore accomunante è la provenienza che, in ogni realtà urbana medio–grande, si ritro-va nei ghetti le cui dimensioni vanno da una via, sino ad un intero isolato (come nella maggioranza dei casi), sino alla Zona Sarpi di Milano dove una intera zona è popolata dalla popolazione cinese. Questa pe-rò non è nota per il fenomeno studio di questi appunti.
Con diciotto misure cautelari, quarantotto indagati e settantuno arresti in due anni, il commissariato Prè ha decapi-tato i vertici delle bande ecuadoriane dei Latin King (Re Latini) e dei Netas (Nuova Vita), che si spartivano il control-lo della città commettendo furti, rapine e risse. "È il primo caso in Italia in cui vengono smantellate due bande con quasi cinquecento affiliati", sottolinea il questore Salvatore Presenti. Come spiega il vice questore Evandro Clemen-tucci, l´indagine è stata l´occasione per "dare un segnale preciso affinché cessino le aggressioni e la lotta per la su-premazia del territorio" e per un´analisi sociologica di un fenomeno giunto dall´America Latina che ha messo radici non solo in Italia, ma anche in Europa. Materia anche di uno studio di un ispettore del commissariato Prè, che ha preparato una tesi per un master in criminologia.
Le bande censite sono nove e schierate in due blocchi, Sampierdarena e centro storico: i "Latin King" controllano la Commenda e sono dislocati anche a Chiavari e Rapallo, i "Netas" Caricamento e la stazione Brignole, i "Contras" il Lagaccio e una parte di Brignole, i "Pitufos" via Fillak e via Don Bosco, i "Manhattan", alleati con i Latin King e na-ti dalla fine dei People, piazza Tre Ponti e piazza Montano, i "Los Rebeldes" piazza Massena e i capolinea dei bus 18-20, i "Master" l´area di via Ceccardi. Ci sono poi i "Vatos Locos" e il "Ponteggio" che gravitano a Caricamento, via del Campo e via Prè. Sono uscite di scena il "Ponteggio", mentre stanno mettendo forti radici i "Los Templados", che sono andati a occupare la "piastra" del Bisagno all´altezza di via Bobbio. Ogni banda (pandilla) ha un codice d´onore, un abbigliamento che riporta i colori del gruppo e simboli. Per farne parte, i nuovi affiliati devono compiere dei riti di iniziazione, come una rapina, aggredire un nemico rubandogli il portafoglio o il simbolo della sua banda, mentre le donne sono costrette ad avere rapporti sessuali con i capi o con i personaggi più in vista. Dopo un periodo di prova, l´aspirante "pandillero" entra nella fase definita di osservazione che precede il giuramento. Ogni banda or-ganizza delle riunioni per pianificare le attività, si autofinanzia e parte delle somme sono destinate per l´acquisto di armi, droga (eroina da fumare) e per mantenere le famiglie dei fratelli (hermanitos) in carcere o morti sul campo. Chi abbandona viene definito "insetto" e punito con pestaggi che possono arrivare alla morte: la fratellanza e la coo-perazione è alla base di tutto, tanto che le bande genovesi spesso vengono chiamate dalle affiliate di città di altre re-gioni (Milano, per esempio) per compiere rapine o aggressioni. "Questo fenomeno - spiega la polizia - si può sintetiz-zare dicendo che i giovani latino-americani, per la maggior parte appartenenti all´immigrazione di seconda genera-zione, sono arrivati nelle realtà genovese con delle attese che sono state deluse. Con le madri che lavoravano notte e giorno come badanti e senza una figura di riferimento come quella del padre, piano piano si sono persi". Il difficile inserimento nella società li ha portati a frequentare solo i connazionali, aumentando l´emarginazione sociale e cultu-rale. La necessità di superare l´isolamento, li ha portati a organizzarsi in gruppi che si sono trasformati in bande. Per paura che potessero creare problemi, la chiesa cattolica li ha tenuti alla larga. "Sappiamo che molti sono "passa-ti" alla chiesa Evangelica", spiegano gli inquirenti, che hanno chiuso l´indagine coordinata dal pm Marco Airoldi dopo sei anni.
Intanto, Filippo Guiglia, l´avvocato di Maxi Mario Baca Cedeno, il capo dei Latin King finito in carcere con quello dei Netas, Roman Dicao Franklin Douglas, ha commentato così l´arresto. "I fatti contestati risalgono al 2005, non ne capisco il motivo" [La grande retata delle baby gang, Stefano Origone].

Fa poca differenza per gli italiani, ma questi son meglio catalogabili nel luogo di residenza.

b. Luogo di ritrovo
Il luogo di ritrovo ha un peso inferiore e porta le gang a formarsi attorno ad un pensiero politico; non sono ritenibili essere delle gang a tutti gli effetti, ma dei gruppi che compiono atti dimostrativi, rivendicazioni, in modo del tutto slegato a livelli sociali o a provenienze geografiche. Inoltre, tale fenomeno riguarda la parte più alta della fascia delle baby-gang.

c. Luogo di residenza
La provenienza sociale si riferisce maggiormente alla popolazione italiana e si manifesta con tipologie analoghe a quella geografica. La differenza sostanziale è economica dove, a differenza di quella geografi-ca, non vi è eterogeneità, ma una sostanziale omogeneità. Omogeneità che crea struttura, gruppo, che raf-forza i legami come in una lotta per la sopravvivenza, dove la gang diviene il mezzo per raggiungere l’obiettivo. La gang non è racchiudibile in reati contro la persona fisica, ma mostra la sua attitudine an-che contro oggetti, in particolare i luoghi della loro età. Accadde ciò proprio nel 1989 nella scuola ele-mentare Garibaldi di Cinisello Balsamo dove la banda degli Orfani – nome non fu più evocativo (torne-remo in seguito su questo nome) – aveva imbrattato le pareti, dato fuoco ad una parte, aperto i rubinetti nell’altra, svuotato gli estintori… la lista potrebbe essere ancora lunga, ma ciò che accomunava questi ra-gazzini-adulti era lo stato di abbandono in cui riversavano le loro famiglie, di pieno degrado sociale. A di-stanza di quasi vent’anni la situazione si mostra pressoché immutata, poiché la baby-gang esiste ancora, ma ha solo cambiato zona di azione, visto l’inserimento delle caserme della Polizia di Stato e dei Carabi-nieri in loco.
Altro caso interessante è quello della Comasina:
"Non mi preoccupano le auto incendiate, qui la vera emergenza sono gli adolescenti che abbandonano la scuola e rimangono per strada". Don Gian Paolo Gastaldi, parroco alla Comasina da 23 anni, dopo l'incendio doloso avvenu-to nel cortile della sua chiesa in piazza Gasparri e la manifestazione di solidarietà dei suoi parrocchiani, continua ad essere pessimista sul futuro del quartiere.
Anche se l'episodio non ha ancora colpevoli "ufficiali", secondo Don Gian Paolo non ci sono dubbi: i responsabili sono del posto e molto giovani d'età. "Si tratta di un branco di disadattati - spiega il parroco - che non sanno come passare il tempo. Forse gli abbiamo fatto qualche torto, ma in realtà credo vogliano emulare i piromani di Roma o gli arrabbiati delle banlieues di Parigi". Ma per Don Gian Paolo il problema non è neanche tanto il gesto: "Ora ciò che mi sta più a cuore è denunciare l'allontanamento dei nostri ragazzi dalle scuole".
E l'abbandono scolastico è per la Comasina, e per tutta la fascia periferica nord orientale di Milano, un problema reale. Secondo i dati del "Centro servizi amministrativi" (l'ex Provveditorato), la dispersione scolastica in queste zone della città è alta. Tra chi è stato bocciato in prima superiore e, soprattutto, chi decide di non iscriversi in seconda la media degli abbandoni tra i quindicenni è circa del 30 per cento. La maglia nera spetta all'istituto Dudovich di via Amoretti (che si trova già a Quarto Oggiaro ma è per tradizione frequentato anche dai ragazzi della Comasina) dove oltre il 44 per cento degli alunni che frequentano la prima non continua gli studi.
L'istituto per ragionieri e periti agrari Pareto invece si trova a un passo dalla parrocchia di Don Gian Paolo. Qui la situazione sta migliorando: nell'ultimo anno poco più del 19 per cento degli studenti delle prime ha abbandonato gli studi. Ma nel passato la percentuale è arrivata anche al 28. "Numeri che in effetti sono oltre la media del resto della città - dice dal Csa Paola Tieri - dove l'abbandono si aggira sul 20 per cento. Per tutte le periferie questo costituisce un problema rilevante. Lo si potrebbe risolvere con un orientamento migliore, affinché i ragazzi sappiano cosa fare dopo le medie". Ma a quanto pare è più facile a dirsi che a farsi.
"Noi stiamo facendo del nostro meglio - dire Laura Tagliaferri, vice preside del Pareto - ed è ora che anche le scuole dell'obbligo comincino a fare autocritica". Anche se non è solo l'istituzione a doversi battere il petto. "Bisognerebbe domandarsi che ruolo occupa l'insegnamento sulla scala dei valori della maggior parte delle famiglie di periferia" sottolinea Sergio Risso, vice preside al Dudovich. "Detto questo - aggiunge - il disagio giovanile è palpabile, ma non è il caso di mettere sotto accusa l'intero sistema scolastico".
Carmine D'Andrea, del comitato di quartiere della Comasina, è seriamente preoccupato del futuro degli adolescenti della zona. "Il comitato - spiega - sta organizzando tutta una serie di iniziative per aumentare il livello di coinvolgi-mento dei più giovani. Stiamo preparando per loro attività che li impegnino nel sociale e che li mettano in contatto con generazioni diverse e più mature". E anche i cittadini sembrano rispondere. "Io sono pronto a mettermi in gioco - dice Luigi Campus, anche lui del comitato di quartiere - mi piacerebbe far nascere un laboratorio e visto che sono stato un elettrotecnico, insegnare magari ai nostri giovani come si ripara una lavatrice o qualche altro apparecchio. Insomma dargli una professione".
Alla Comasina, quindi, c'è tanta voglia di non essere considerati una comunità ai margini. Il disagio giovanile esiste - dimostrato per esempio dai petardi lanciati contro la chiesa durante la celebrazione della messa di San Silvestro - ma può essere risolto. Detto questo non tutti sono convinti che il quartiere sia in mano ad una baby gang. "Ho seri dubbi che possano essere loro i reali responsabili dell'incendio - dice D'Andrea - forse bisognerebbe andare a pescare tra gli adulti. Tempo fa la Parrocchia presentò una petizione per portare alla Comasina un commissariato: una decisione che poteva risultare scomoda per qualcuno". Probabilmente a uno dei tanti criminali agli arresti domiciliari presenti nel quartiere, certamente non a una banda di ragazzini annoiati. [Comasina, giovani sotto osservazione. Si parla di baby gang, ma fa paura l'abbandono scolastico di Fabio Abiati]


3. Percorsi del fenomeno
a. Bullismo
Nelle ultime settimane sono saliti agli onori della cronaca cittadina numerosi episodi di violenza e crimi-nalità ad opera di vere e proprie bande di minorenni comunemente denominate "baby gang". Ne sono un esempio la tentata rapina avvenuta in piena notte al distributore dell'Agip sulla SS.131 e il pestaggio av-venuto pochi giorni fa in pieno giorno in Viale Yenner per rubare un telefonino a tre quattordicenni. Il fe-nomeno "bullismo", che si traduce poi in un suo sviluppo nelle bande giovanili, affonda le sue radici nel microcosmo della Scuola, soprattutto nelle media inferiore, in quella superiore e purtroppo comincia ad affiorare anche alle elementari. È qui che hanno luogo le prime amicizie, i primi processi di inserimento dei ragazzi all'interno di un gruppo di coetanei e le prime relazioni con gli adulti-insegnanti.
Spesso però accade che gli incontri si trasformino in scontri, che il gruppo si trasformi in un branco auto-nomo con proprie leggi e chi non è disposto ad accettarle diventa bersaglio di persecuzione e violenza "Alle volte capita ci siano atteggiamenti di prevaricazione sul più debole - afferma Maurizio Megna, Di-rigente della Scuola Media "Giacomo Leopardi" di Pirri - accade cioè che un ragazzo non avendo a sua disposizione il linguaggio, usi altre armi come la forza, il ricatto e l'intimidazione. Spesso dietro questi ragazzi non c'è dialogo familiare, le loro sono famiglie al vento, il cui nucleo è disgregato. Tutto ciò com-porta instabilità emotiva con una perdita totale di punti di riferimento".
Si assiste a una sorta di lotta allo stato di natura nella quale il più debole è destinato a soccombere: ma chi è effettivamente il più debole? Il Dottor Paolo Follesa, psicologo, chiarisce :"Il debole non è solo colui che viene attaccato e preso di mira, il debole è anche il "bullo" il quale presenta atteggiamenti di estrema fragilità interiore che per un meccanismo particolare viene capovolta e quindi si trasforma in aggressività ".
Il comportamento da bullo - come afferma Follesa - non è necessariamente legato all'estrazione sociale dalla quale proviene. "Si può assistere a comportamenti da bullo sia in ragazzi di famiglie disagiate sia in quelli che provengono da famiglie di ceto sociale elevato nelle quali i bambini sono eccessivamente com-pensati, coccolati, troppo trattati da adulti dalla coppia familiare: hanno avuto troppo e l'hanno rifiutato. In entrambi i casi - continua - vi è una scissione tra due parti in conflitto tra loro all'interno della mente del ragazzo: una eccessivamente fragile e un'altra parte "super egoica" eccessivamente forte, tanto da di-ventare insostenibile e che proprio per questo viene rigettata sugli altri".
Si tratta quindi di una mancanza di felicità iniziale, di anaffettività, che il soggetto ricerca all'interno di un gruppo di suoi pari con i quali possa sentirsi forte, a suo agio per "Sentirsi valere" dice Follesa "Cercano il gruppo nel quale diventano spaventosamente distruttivi. Questi gruppi si trasformano in baby gang, de-finibili come un passo successivo al bullismo. Tuttavia bisogna capire se sono manipolati da altri: accade infatti che ci siano bande organizzate da adulti che chiedono di fare quello che loro non fanno perché troppo rischioso".
Sia il preside della Giacomo Leopardi che dottor Follesa sono d'accordo su una cosa: la società d'oggi di certo non aiuta il recupero dei ragazzi, anzi alimenta soprattutto attraverso i mass media il mito effimero della bellezza, della ricchezza facile, del consumismo. La scuola dunque, come spiega Maurizio Megna "Si trova a dover affrontare una lotta impari contro agenzie educative più potenti della famiglia e della scuola. Alle volte è la famiglia stessa a difendere a spada tratta, senza dare dei "no", i propri figli, l'impor-tante per loro è che non subiscano traumi, che non creino problemi perché i genitori sono occupati in al-tro. In altre parole la famiglia diventa sindacalista dei proprio figli contro la scuola".
Come si vede alla base del fenomeno del bullismo e delle baby gang vi sono situazioni sociali e familiari complesse, a volte problemi economici, disgregazione del nucleo familiare, incomunicabilità e in partico-lare deprivazione culturale che chiamano in causa le responsabilità degli adulti: "se i vostri non sono gi-gli, sono pur sempre figli, vittime di questo mondo" per dirla con Fabrizio de Andrè.

b. Noia, droga e carcere.
La noia e la droga sono più legate di quanto ci si aspetti. Il fenomeno è trasversale alle categorie sociali e geografiche. La noia – dovuta ad una totale assenza di valori da perpetuare e il bisogno di eccitazione si realizza nel compiere atti deviati contro il prossimo, dai pestaggi agli stupri, dagli scippi ai furti aggravati. In questo senso la testimonianza che segue, quella di Don Gino Rigodi, Cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, è esemplificativa di questa parte del fenomeno.
Legga questo titolo: "La procura utilizzerà gli psicologi per curare le baby gang". Che novità è? Quando beccano un ragazzo, al centro di prima accoglienza trova lo psicologo, e cosi al servizio sociale cui spesso viene affidato, e di nuovo in carcere, se è li che va a finire. Gli educatori, invece." Quelli che dovrebbero occuparsi della prevenzione primaria? Spariti. Nel nuovo Piano socioassistenziale della Regione Lombardia non se ne fa più cenno. Risparmiano sulla prevenzione. Così gettano vite e quattrini...".
Teppistelli e baby-gangster ne ha conosciuti a iosa, don Gino Rigoldi. Del "Beccaria" è infatti il cappellano, ed è an-che presidente di "Comunità Nuova", associazione cattolica che si occupa di minori a rischio e di tossicodipendenti, opera nelle scuole, ha due comunità, un centro sociale a Baggio, da poco anche una birreria in zona Barona, periferia milanese.
Quanto ai tagli nella prevenzione, meno di tempista di così non poteva essere la Regione. Tra fine dicembre e inizio gennaio, a Milano, nove ragazzini respinti a una festa picchiano un coetaneo per strada, altri due 14enni fanno lo stesso per rubare soldi e telefonino, altri otto rapinano due turisti in piazza Castello; nell'hinterland, a Rho, due ra-gazze di 14 e 17 anni aggrediscono e rapinano un settantenne; e casi analoghi sono avvenuti a Mantova, Genova, Napoli... Baby gang, le chiamano.
Come si fa a prevenire, don Gino?
"Noi "Comunità Nuova" lo facciamo: gruppi di educatori vanno nelle piazze, nei bar, nei cortili delle case popolari, ovunque si riuniscono i ragazzi. Parliamo con loro, organizziamo giochi, sport, musica, li aiutiamo a scuola o a inse-rirsi nel lavoro".
Chi sono i ragazzi delle baby-gang? E cosa li muove?
"Non vengono solo da famiglie povere, né abitano soltanto nelle periferie degradate delle città. Sono di vari tipi".
Quali?
"Alcuni hanno il mito delle grandi imprese, di essere forti, di affermare la loro superiorità. Di esercitare il potere, in-somma. Molti atti di sopraffazione, anche nelle scuole, nascono da questa molla di fondo, al di là della voglia di tele-fonino o di scarpe firmate".
Il tipo numero due?
"Beh, quello legato invece direttamente al possesso degli oggetti, come se fosse una questione di vita o di morte. L'u-niverso giovanile, cosi trascurato da chi dovrebbe educare, è invece attentamente coltivato dal commercio e dalla pubblicità: e molte famiglie, invece di fare da contrappeso, finiscono per accondiscendere a ogni mito e moda".
Quali altre molle spingono i ragazzi delle baby gang?
"La rabbia dentro. Sono i casi più semplici da spiegare e più difficili da risolvere. Sono anche i più violenti. Poveri, in genere. Esclusi dalla grande abbuffata che i media spacciano come a portata di tutti. Si sentono come un altro po-polo rispetto ai loro stessi compagni di classe. E pensano di avere il diritto di prendersi con la forza ciò che gli altri hanno e loro no". Logica sul filo della patologia. "Più patologici sono i casi in cui il messaggio, attraverso l'atto vio-lento, è "guardate che io sono cattivo, dunque smettete di aspettarvi grandi cose da me". Figli unici, spesso, di fami-glie abbienti, spezzano cosi il circolo opprimente delle esagerate aspettative che padri e madri caricano su di loro". Ora è lei che si rifugia nella psicologia. "Ah, vuole spiegazioni più spicce? Beh, una c'è: la cocaina. Milano ne è in-vasa, e così molte altre città. La coca costa: 60-70 mila lire al grammo, la metà di un anno fa ma pur sempre una bel-la cifra per un adolescente. E un disastro per la sua psicologia. Provoca in lui euforia, iperattività, aggressività, sen-sazione di onnipotenza. Moltiplica all'inizio le sue abilità, al prezzo di depressione, deperimento fisico, confusione, fino allo squilibrio mentale".
Comunque minoranza, questi ragazzi delle baby gang, oppure punte appena più visibili di una condizione di indiffe-renza e apatia assai più diffusa tra gli adolescenti del 2000?
"Io in tre anni ho visto ottomila ragazzi nelle scuole superiori della Lombardia. La maggior parte cerca una strada, si mette in discussione, ha voglia di fare cose belle nella vita. Ma crescere è un'impresa complicata. Non si diventa grandi col fai-da-te. Servono interlocutori, luoghi di ascolto, spazi di azione. E non ci sono". [Un pò per rabbia e un pò per coca. Colloquio con don Gino Rigoldi - di Roberto Di Caro in L'Espresso 20 gennaio 2000]


4. Un caso a parte: i Prestatori d’opera
È assai interessante il fenomeno dei prestatori d’opera, nome che mi son permesso – provocatoriamente – di conferire, poiché oltre ai componenti stabili della baby-gang esistono pure dei soggetti che si avvicina-no a queste solo per trarne un reddito volto a compiere spese, senza che i genitori se ne rendano conto. Scopo di tale accumulo di denaro non è contenibile nell’acquisizione di droga, ma riguarda anche altre forme di dipendenza come il video-poker, le scommesse autorizzate e quelle illegali. Ma se sotto il profilo delle scommesse legali, il controllo è elevato, ciò è impossibile per quelle illegali ed è pressoché autoriz-zato dagli occhi poco vigili dei gestori di bar, dove sono dislocate suddette macchinette. È un fenomeno in aumento poiché – ai fini di arricchimento dei gestori – si concede l’uso dei video-poker ai minori dan-do compensi in denaro a tutte le età e non buoni da consumare presso i locali. Inoltre, il fenomeno sfugge alle famiglie dove – non mostrando devianze nel carattere dei ragazzi – ciò non ha modo di apparire come esplicito. L’unico modo sarebbe quello di scoprire l’assenza di denaro in casa, ma qui interviene l’astuzia dei ragazzi che si procurano il denaro in modo illecito.
Questi giovani, quindi, non solo non appartengono alla baby-gang, ma neppure sono racchiudibili in quanto sinora detto. Sono dei partecipanti occasionali ad attività deviate, volte al raggiungimento di un compenso economico prestando e non dando le proprie mani alle gang. Per la loro discontinuità sono in-distinguibili dai giovani normali e sono spesso quelli indicati dai media come i giovani normali, di buona famiglia.


5. Una analisi della Polizia di Stato di Annalisa Mucchietti.
Adolescenza, terra di mezzo, calpestata con passo incerto da non più bambini e da non ancora adulti. Sembra impossibile che in questa età di passaggio si produca la violenza più feroce contro la stessa radice che ci nutre, la famiglia. Ma le cause di questa estrema forma di criminalità minorile sono complesse e fanno riflettere sulle molte responsabilità sociali.
Ragazzi che uccidono genitori. Per anni quasi un argomento tabù, poco trattato in quanto considerato im-probabile, visto che il senso comune vede più usuale l'atteggiamento aggressivo dei grandi sui piccoli e non viceversa. Poi il 21 febbraio 2001 Erika e Omar trucidano la madre e il fratellino di lei con cento col-tellate. A violenza si inizia ad associare mentalmente altra violenza: le tre minorenni che massacrano una suora a Chiavenna, i sassi micidiali e gratuiti dal cavalcavia, le rapine a mano armata delle baby-gang nel Nordest. Sull'onda emotiva di questi casi "forti" i mass media accendono un faro inquisitorio sull'intero mondo giovanile. Del resto non ci si può nascondere davanti all'odio dei figli, un odio che va oltre la ri-bellione adolescenziale. Ci troviamo di fronte ad una generazione di figli assassini?La prima risposta è che i terribili omicidi compiuti a Novi Ligure non sono la punta dell'iceberg di una fenomenologia crimi-nale diffusa. È insensato, quindi, lanciare l'allarme gioventù parenticida. La cautela ce la impongono i fat-ti stessi. Andando a ritroso nel tempo e ripercorrendo gli ultimi dieci anni di cronaca nera, risulta che dal 1992 finora nel nostro paese sono stati commessi da minorenni 12 omicidi in famiglia. Non è una casisti-ca di proporzioni tali da far parlare di un fenomeno allargato o particolarmente preoccupante. Inoltre la media stabile di uno, massimo due omicidi l'anno, dice chiaramente che questo tipo di reato non è in cre-scita. La chiave di lettura sta soprattutto nelle motivazioni che hanno provocato questi parricidi e matrici-di. Il 90 per cento degli omicidi commessi sono risultati reattivi, cioè una sorta di autodifesa da una situa-zione di abusi familiari diventati insopportabili. In più di un caso il ragazzo non ha difeso se stesso quanto un altro membro della famiglia più debole. Per esempio è capitato che il genitore passivo abbia indotto, inconsciamente od esplicitamente, il figlio ad uccidere il partner che lo maltrattava, ed è quello che viene definito un omicidio da cospirazione parentale. Guardando da vicino, le vittime iniziano a non sembrare più solo tali. Il padre o il patrigno, lo zio, il fratello, sono uomini irascibili, violenti, spesso alcolizzati. Mentre colpite dal matricidio sono di solito donne dominanti e possessive, con atteggiamenti seduttivi e castranti nei confronti dei figli maschi o respingenti e carenti affettivamente nei confronti delle figlie fem-mine. Sicuramente ciò non porta all'assioma: dati genitori opprimenti avremo figli killer. Non tutti i ragazzi maltrattati arrivano ad uccidere i loro aguzzini fisici e morali. È significativo, d'altro canto, che quelli che ci arrivano lo fanno quasi sempre in maniera accidentale, senza averlo premeditato. Sul terreno fertile di un'aggressività covata negli anni s'innestano fattori emotivi irrazionali e casuali. La violenza o-micida scatta nel momento culminante di liti furibonde, quando sia genitori che ragazzi hanno perso com-pletamente lucidità. Le armi utilizzate, infatti, sono improprie, oggetti che si trovano in casa a portata di mano: il cacciavite del garage, il coltello da cucina, l'accetta del padre boscaiolo. Persino le armi da fuoco vengono utilizzate solo per pura casualità in Italia, a differenza degli Stati Uniti in cui i ragazzi hanno fa-cilità a procurarsele e a destreggiarle. In quattro dei dodici delitti presi in esame pistole e fucili erano dei genitori stessi e si trovavano nell'abitazione incustoditi. Parenticidi non premeditati, commessi senza al-cun complice, ma non per questo meno feroci. Proprio perché provengono da pulsioni di odio molto pro-fonde e dolorose sono particolarmente efferati. Spiega l'esperta Norma Colucci del Centro ricerche di psi-cologia giuridica dell'Università Cattolica di Milano: "L'adolescente infierisce sul genitore. Non sta solo uccidendo, sta distruggendo un modello di riferimento insano e quella parte di se stesso e di quello che avrebbe dovuto diventare che disprezza". Tanto che dopo il baby-killer rimuoverà completamente ciò che ha fatto. Durante gli interrogatori degli investigatori mostrerà quello che viene definito nel gergo della psicologia giuridica episodyc dyscontrol sindrome - estraneità e distacco mnemonico.In definitiva dietro queste precoci efferate violenze domestiche c'è una famiglia che non funziona. Tanto che in dieci anni sono soltanto tre gli assassini imputati ad un raptus di follia, quindi riconducibili ad una patologia psichi-ca del soggetto adolescente. Ecco anche perché Erika ed Omar hanno sconvolto l'opinione pubblica. Il lo-ro atto non ha similarità con i precedenti omicidi in famiglia avvenuti nel nostro Paese. I due ragazzi di Novi Ligure non venivano da un retroterra di disagio sociale, bensì di benessere materiale, non erano soggetti ad abusi domestici, vivevano in una situazione apparentemente "normale". Una realtà domestica come tante altre. Loro come i figli di tutti noi. Ed è proprio questa situazione standard in cui nasce e si sviluppa una violenza inaudita ed impietosa che pone l'interrogativo tormentoso: può succedere anche nella mia famiglia?La domanda individuale si allarga ad una preoccupazione sociale e porta inevitabil-mente a chiedersi quante famiglie "portatrici sane" di disagio ci sono nel nostro Paese.Nelle ricerche am-bientali e nei rapporti criminologici Istat l'Italia presenta una situazione "minori & sicurezza" molto con-tenuta rispetto all'Europa (Inghilterra, Galles, Germania) e al resto del mondo (nella sola New York gli adolescenti delinquenti sono quasi quanto quelli di tutto l'Occidente): 239 minori su 100 mila residenti è il tasso di criminalità minorile attuale. Ma anche se i dati ufficiali sono rassicuranti c'è chi lamenta una sot-tostima dell'emergenza. Secondo il rapporto su emarginazione e disagio nei contesti familiari, redatto dal-la Caritas e dalla fondazione Zancan, a cura del sociologo Walter Nanni, gli adolescenti coinvolti in for-me di disagio ed in comportamenti a rischio sono tanti, circa un milione. Una cifra che da sola supporta la tesi che sta aumentando il fenomeno del disagio giovanile, anticamera della devianza minorile, corsia pre-ferenziale alla criminalità. Se sui numeri ci possono essere discordanze, gli esperti del mondo dei minori concordano sui cambiamenti delle forme di devianza. Cresce la criminalità dei minori stranieri, che com-mettono reati contro il patrimonio e spacciano droga; aumenta il reclutamento di adolescenti - a causa del-la loro non imputabilità - da parte delle organizzazioni mafiose; si registra presenza di devianza femmini-le; ma soprattutto il comun denominatore dei ragazzi a rischio è la provenienza dal ceto medio. "Il males-sere del benessere colpisce sempre di più", sostiene Nanni, "il disagio degli adolescenti di oggi non si e-sprime più in contesti legati all'emarginazione e alla povertà. Insomma, non nasce dalla mancanza di ri-sorse, ma dalla cattiva comunicazione all'interno della famiglia, che non ha principi chiari, non trasmette valori".Sia la psichiatria che la sociologia sono concordi sulle particolari situazioni che aiutano l'insor-genza di atteggiamenti violenti dei ragazzi in famiglia. Prima di tutto l'assenza di regole. I genitori non pongono limiti ai figli, si mostrano estremamente tolleranti sulle manifestazioni di aggressività, minimiz-zando il loro comportamento ("sono ragazzate!" e magari hanno sfasciato la scuola). Oppure sovraccari-cano i figli di responsabilità lasciandoli troppo liberi di scegliere. Infine trasmettono una forte propensio-ne al consumo più che alle relazioni umane. In poche parole non esiste più un'educazione sentimenta-le.Non è, però, solo colpa del nucleo familiare, del vuoto emozionale e affettivo che i genitori disattenti e indecisi provocano. Se la rete di relazioni si è lacerata all'interno della famiglia, è venuta meno anche la rete sociale attorno ad essa. La società del benessere e la civiltà delle immagini hanno le loro responsabi-lità, hanno addomesticato alla competizione amorale e alla violenza scenografica di cinema e televisione. E gli acerbi assassini di oggi imparano ad infliggere la morte con le stesse modalità e la stessa distanza ir-reale delle "fiction". Su come fronteggiare il problema della criminalità minorile è in corso un dibattito acceso. Molti giudici minorili sono contrari all'intenzione del Guardasigilli Roberto Castelli di abbassare la soglia di imputabilità ai 12 anni. "Oggi i preadolescenti crescono come persone autonome e diventano responsabili più tardi rispetto ai loro coetanei di ieri" - scrive Melita Cavallo, componente dell'Osservato-rio nazionale sui problemi dei minori, nel suo libro fresco di stampa Ragazzi senza. Disagio, devianza e delinquenza. "Anche di fronte ad un adolescente che compie il reato più grave bisogna sempre chiedersi se fosse abbastanza maturo per capire la portata di quello che stava facendo". Ma c'è chi auspica risposte penali più severe, capaci di scoraggiare lo sfruttamento in crescita esponenziale degli adolescenti per i la-vori sporchi della mafia. In questi anni, inoltre, si è creata un'emergenza giustizia poiché è aumentato il numero dei ragazzi denunciati e sottoposti a procedimento penale, troppi rispetto ai mezzi e alle risorse umane che hanno i Cgm (Centri per la giustizia minorile). Soprattutto sono pochissimi i posti in conven-zione per l'affidamento di minori con carichi penali a comunità residenziali alternative al carcere. In cella una personalità non formata può solo che peggiorare perché cresce identificandosi in figure delinquenziali e negative. Lo confermano i fatti. Il 95 per cento dei ragazzi che delinque da giovane e conosce il carcere, non si recupera: diventerà un criminale da grande. Rieducare è stata finora un'impresa difficile se non im-possibile.Sia le istituzioni giuridiche che le forze dell'ordine si stanno impegnando per evitare che la gale-ra sia la soluzione finale, o almeno non l'unica, di un problema in cui le responsabilità sociali degli adulti sono elevate. "Bisognerebbe iniziare a parlare di criminalità e minori, invece che di criminalità minorile" - afferma la Cavallo - "Vedo i giovanissimi più che attori protagonisti, burattini del teatro della violenza, manipolati dai tentacoli della criminalità organizzata". Attraverso politiche giovanili mirate, l'attività de-gli uffici minori della Polizia di Stato, case accoglienze e centri di recupero si sta rafforzando la preven-zione. Fornire una giusta risposta sociale al primo atto di devianza che segnala il disagio e la sofferenza di un ragazzo assume un significato maggiore di una semplice speranza.




permalink | inviato da icaroflyon il 7/9/2007 alle 9:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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